Ciao, come stai? E come vorresti stare?

– Ciao come stai?

– Bene grazie e tu?

– Tiriamo avanti…

Quante volte siamo stati protagonisti di una conversazione simile? Probabilemte oggi vi è capitato già almeno una volta e d’altronde si tratta di formule verbali che si ripetono in maniera rituale come atto di cortesia reciproca. Ma quand’è che il “convenevole” diventa realmente opportuno, ob-portus, ossia riesce a portarci avanti evitando di farci rimanere in stallo, di girare in tondo o di fare una brutta fine?

Un mio amico e collega un giorno mi ha detto: “il meglio è nemico del bene“.

Questa frase mi colpì per la sua pertinenza rispetto a quel momento in cui stavo rischiando di non fare nulla non potendo fare meglio. In quel caso era necessario per me dare una risposta e il meglio corrispondeva al nulla quindi conveniva fare semplicemente bene piuttosto che non fare. Come direbbe l’antico proverbio “chi si accontenta gode”.

Oggi pensavo “il bene è nemico del meglio” con altrettanta soddisfazione per la pertinenza di questa affermazione rispetto ad un tema che sto affrontando questi giorni. D’altronde, citando un altro aforisma, “accontentarsi è la fiamma che si spegne nei tuoi sogni“.

Ma allora, oltre alla certezza che i proverbi dicono tutto e il contrario di tutto, cos’è bene e cos’è meglio? Qual’è la verita? Una, nessuna o centomila. Scomodare Pirandello mi è utile perchè anche le parole “bene” e “meglio” significano una cosa, nessuna,  e centomila. Quando significa “non voglio dirtelo“, “non lo so“, “è inutile parlarne“, “nella norma“, “non mi va di parlarne ora“, “non voglio parlarne con te” lo scopo sembrerebbe quello di non volersi esporre o di non esporre l’altro a noi stessi, confermado il valore del convenevole come gesto di cortesia.

Ma può la cortesia essere più violenta della scortesia? Quando il garbo, l’educazione, la gentilezza, la cordialità, la delicatezza, il tatto, la grazia, la squisitezza, la premura, la disponibilità, l’attenzione, l’affabilità, il rispetto, il riguardo, l’ossequio, diviene un atto violento più della scortesia? E’ possibile essere scortese a fin di bene?

La confusione in me aumenta se cerco di razionalizzare, tuttavia ascoltando l’emozione tutto ciò mi parla di qualcosa che conosco bene, come quando si pensa di “tirare avanti” mentre invece “ci si sta tirando indietro”. Quando le categorie ingabbiano la realtà, costringendo le cose ad essere il loro nome, cresce in me la voglia di andare oltre e sfidare gli opposti.

Quando il peggio è meglio? Quando il male è bene ? E viceversa?

Ha senso cercare di essere premurosamente scortese?  Quando?

Per ora concludo e tornerò presto sul tema. Vi lascio con una chiusura pirandelliana, a fine di un inizio….

« La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo ».

 

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Quale psicologia popolare?

In vista della prossima apertura della mia pagina web, PSYCHOPOP.NET, ci terrei a dare qualche cenno storico su questa branca della psicologia a cui l’acronimo da me scelto tanto si avvicina.

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Con il termine “pop psychology” o “psych pop” ci si riferisce a quella serie di studi dei comportamenti umani che sono presumibilmente basati su una psicologia popolare, ossia che si fondano su una serie di concetti e di teorie che trovano credito tra la popolazione. A livello accademico, questa rete tentacolare di fonti quotidiane sul comportamento umano può essere vista in almeno tre modi.

  • Da un lato c’è con “Pop Psychology” si intende un tipo di conoscenza psicologica, e di prodotti professionali, valida, efficace e destinata all’uso da parte del grande pubblico.
  • Dall’altro “Pop Psychology” è un termine dispregiativo che viene associato a concetti psicologici che appaiono troppo semplificati, alla moda, non provati empiricamente, fraintesi o male interpretati. Secondo questa seconda accezione, i “pop psychologist” sono autori, consulenti, docenti e animatori ampiamente identificati come psicologi dalla massa perché vengono percepiti in quel modo, o si sono promossi in tal senso, ma non certo a causa delle loro credenziali accademiche.
  • Un terzo punto di vista, a metà strada tra i due in termini di rispettabilità, è quello che si rifà al movimento del potenziale umano MPH o HPM (Human Potential Movement). Questa corrente di pensiero, sorta negli Stati Uniti introno egli anni ’50 e ’60, promuove lo sviluppo di competenze, psicologiche e spirituali, come strumento per migliorare la qualità della vita. Il suo essere “pop” è legato, in questo caso, all’obiettivo esplicito di voler rendere il mondo un posto migliore in cui vivere, rendendo le persone più creative e più felici e promuovendo cambi sociali positivi, proprio attraverso il miglioramento del potenziale umano. Il centro di psicoterapia più famoso in tal senso è senza dubbio l’Istituto Esalen.

 

esalen-main-with-wordsQuesto meraviglioso centro sulla costa Big Sur in Californiana nasce nel 1962, da un’idea di Michael Murphy e Dick Price di creare un luogo di ritiro spirituale e di istruzione psicologica. Questo vero e proprio movimento affonda le sue radici concettuali nell’esistenzialismo e nella psicologia detta della “terza via”, e ha coinvolto numerose personalità di spicco quali Aldous Huxley, Gregory Bateson, Fritz Perls, Abraham Maslow, Carl Rogers, Virginia Satir, BF Skinner, Ida Rolf, Stanislav Grof e persino Jaon Baez. Al giorno d’oggi, l’Istituto Esalen continua ad offrire laboratori di psicologia umanistica, di benessere psicofisico e di consapevolezza spirituale, occupandosi anche di permacultura e sostenibilità ecologica. L’ambiguità dell’esperienza di Esalen, e dell’MPH in generale, sta nel fatto che alcuni da alcuni la considerano un esempio di psicologia umanista mentre da altri la considerano un semplice fenomeno New Age,  privo di pragmatismo e di empirismo metodologico.

E PsychoPop.net?

Il progetto PsychoPop nasce dall’idea di creare uno spazio multidisciplinare online per la promozione del benessere psicologico della società contemporanea. Quindi, oltre ad avvicinarsi molto di più al primo e al terzo esempio che al secondo, allo stesso tempo non demonizza la faciloneria di quest’ultimo intendendo il gusto popolare come segno di interesse e bisogno emotivo. Cercherò di spiegarmi a suon di citazioni, così, per dare più fondamento accademico a ciò che dico.

il-belloSe Blaise Pascal diceva – “La gente arriva a credere non sulla base di prove, ma in base a quello che trova attraente” e David Hume affermava che – “La bellezza degli oggetti risiede unicamente nella mente di chi li guarda“, allora anche il soggettivismo estetico può essere utilizzato come modalità per sondare l’animo umano.  Una delle chiavi di lettura del progetto “PsychoPop” è proprio questa, includere ciò che piace alla gente come elemento emergente di una verità personale che può essere resa autentica depurandola dalle contaminazioni mediatiche e riavvicinandola all’individuo proprio grazie all’uso professionale della psicologia.

Vi piace l’idea? Beh, appropriatevene, condividetela e, soprattutto, fatemelo sapere….

 

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Quattro passi nel cambiamento

Eccoci di nuovo qui,

Come va? Qualcosa è cambiato? Avete deciso di agire o di non agire, in nome del cambiamento? Vi sono stati d’aiuto gli articoli precedenti? Tutte quelle elucubrazioni sono state funzionali? Quante parole, è vero, ma in questo articolo voglio cercare di arrivare ai fatti, non senza il vostro aiuto però. L’obiettivo è sempre quello, darvi degli strumenti utili per avvicinarvi alla vostra situazione desiderata, scegliendo quando e come agire, o non agire.

Come psicologo non amo dare consigli sul “cosa fare in caso di”, perché sono sempre più convinto che il FARE non sia sinonimo di cambiamento.

Qui di seguito presenterò 4 passi elementi alchemici (vedi articolo di settembre) che potete sperimentare per cercare di trovare la vostra strategia di cambiamento. Lo scopo è quello di ricevere da voi dei feedback sul risultato di vostre azioni future impostate secondo questa procedura.

Buona lettura e osate!

PERCEZIONE: il primo elemento del cambiamento è la percezione del presente, e quindi di voi, dello spazio/tempo in cui vivete. Non si tratta di fare considerazioni sul passato ne previsioni sul futuro ma di stare in ascolto di quello che c’è, senza giudicarlo. E’ difficile da fare ma non impossibile. Provate a mettervi in una posizione comoda, con la schiena dritta, come se un filo vi tirasse dalla testa, rilassate le spalle, ponete una mano sul cuore, l’altra sulla pancia e respirate normalmente.azione-situata-st

Iniziate a prendere consapevolezza di come state fisicamente. In un secondo momento cercate di definire la sensazione che state provando ora. Questo è il vostro presente, simile a quello in cui vivono altre persone, ma unicamente vostro. Bene, ora riportate du un foglio l’immagine del vostro presente, attraverso una frase, un disegno, un colore, quello che volete, purché sia un segno presente della percezione di come state.

BISOGNO: il secondo elemento del cambiamento riguarda la traduzione del sentore in un bisogno. Di chi e di cosa parla ciò che avete rappresentato o scritto sul foglio? Come può essere messo in relazione con cosa è buono per voi in questo momento? Cosa vi manca? Cosa vi renderebbe completi? Quali sono le vostre mancanze e i vostri desideri. Annotate le vostre considerazioni sul foglio, senza giudicare ciò che scrivete, lasciate che sia. Avere la percezione che qualcosa non va e riuscire a dargli un nome è il secondo passo per il cambiamento. La stessa considerazione, può essere rappresentata attraverso l’ormai nota teoria della Zona di Comfort.

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Quando sento che il benino inizia a essere poco per me, e che il maluccio inizia a essere troppo, allora motivo la mia azione e mi preparo a lasciare la strada vecchia per la nuova. Fin qui sembrerebbe tutto relativamente facile, ma da dove iniziare? E poi come faccio? E se qualcosa va storto? Forse era meglio prima? Insomma, perchè è così difficile cambiare?

RISCHIO: il terzo elemento del cambiamento è l’azione. Sembrerebbe automatico fare una volta che se ne sente il bisogno, tuttavia anche qui il percorso può interrompersi, e normalmente non è perchè il bisogno scompare. Siamo pieni di un mare di blocchi percettivi, emotivi e cognitivi che ci aiutano a separare il dire dal fare. A volte neanche nell’intimità del nostro mondo interiore ci autorizziamo a sentire, a provare o a pensare, manipolando la realtà per cercare di mentire a noi stessi e agli altri.

Espressioni come: “scherzi? Non vedo il problema! Nemmeno per sogno! Neanche a parlarne!” e i loro contrari “fai sul serio? Vedo solo problemi! Sogni a occhi aperti! Pensa che ne parlo in continuazione!”.

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Assumersi il rischio di attraversare il mare che separa il dire dal fare, autorizzarsi a sentire, a pensare, a dire,  permettersi il lusso di fare ciò che si vuole, è forse il passo più difficile. La miseria del fallimento, il senso di abbandono e di perdita ci aspettano sul fondo dell’abisso. Riniziare da capo, rovinarsi la reputazione, rischiare di perdere la propria posizione, forse è veramente meglio non affrontare le acque. Molte volte il freno maggiore è una questione di aspettative, l’ostinarsi a guardare attentamente solo in una direzione, nella direzione da cui mi aspetto che arrivi la risposta attesa. Aspettarsi è una forma di aspettare, e quindi, di rimanere fermi. Il rischio è qualcosa di diverso, è apertura al nuovo, dal tutto, al niente fino all’imprevisto. Questa curiosità e fiducia nelle proprie scelte ha il focus nell’agire e non nell’attendere, nel trasformare non nel conservare. Nel rischio il valore sta nell’azione e in quello che succederà. Quando nel rischio si insinua l’aspettativa si sviluppa una sorta di ludopatia, di attaccamento ad un risultato desiderato. Il rischio, inteso in tal modo, non significa casualità o azzardo, non è lanciare col dado (az-zahr), perchè anche lì ci si aspetta che esca uno dei numeri segnati sulle sue facce.  Il rischio di cui parlo è sicuramente un pericolo, come camminare su uno scoglio a picco (riscus, risigus) ma in cui la competenza, l’affidabilità e la coerenza di chi agisce possono fare la differenza. C’è casualità e causalità, in una parola stocastica. Il cambiamento, infatti, non corrisponde mai esattamente a ciò che era stato immaginato o pianificato. Ci sarà sempre qualche piccola o grande differenza, e sarà la valutazione di questa differenza a decidere la nostra soddisfazione. E se dopo aver rischiato il risultato non mi piace o non mi soddisfa?

CREATIVITA’: arriviamo in fine al quarto e ultimo passo. La creatività è saper utilizzare l’esito dell’azione, il risultato, qualunque sia. Soddisfatti o no, c’è comunque un altro presente da scoprire, in cui lanciarci nel caso di un SI o sostare nel caso di un NO.

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Questo significa che l’azione fatta, soddisfacente o no, avrà confermato o meno la nostra percezione o il nostro bisogno, il dato di fatto è che in entrambe i casi sarà avvenuta una trasformazione. A cambiare, infatti, sarà stata o la realtà o il nostro modo di essere osservatori. Dopo la mia azione il mondo non è più lo stesso e forse neanche io. Che fare ora? In che punto della nostra zona di comfort ci troviamo ora? Questa seconda distanza tra realtà e desiderio è una differenza che può essere usata in vari modi. Come dice Gregory Bateson, “la notizia di una differenza è di per sè un’informazione”. Per questo la zona di discomfort è chiamata anche zona di apprendimento, perchè adesso attraverso questa informazione ha creato uno spazio che possiamo riempire creando qualcosa di nuovo. Sta a noi farci coraggio, aprire la percezione, il cuore o la mente, e divenire terreno fertile in cui accogliere il nuovo, gradevole o sgradevole che sia. Come si dice: “Se son rose fioriranno” e poi comunque anche “dal letame nascono i fiori”. Rimane il fatto che solo voi potete rendere significative le differenze, dar senso ai segni e rischiare di cambiare, ascoltando le storie di cui sono portatori. Quel segno già non sarà lo stesso per voi, sarà un’altra cosa, forse una soddisfazione o una nuova impronta da decifrare, in ogni modo avrà lasciato un segno….

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Metafore sul cambiamento

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Numerose sono le metafore e i modelli per rappresentare concettualmente il cambiamento. Il primo che vi voglio presentare mi è utile soprattutto per allineare il vostro campo percettivo con il mio, ed eliminare alcuni rumori di fondo che potrebbero distogliere la vostra attenzione.  Il cambiamento, infatti, può essere concepito in vari modi, che definirei:

  • AGRICOLO: utile per sviluppare, migliorare, implementare, alterare.
  • INDUSTRIALE: utile per correggere, eliminare, aggiungere o sostituire.
  • POST-MODERNO: utile per modificare, trasformare, mutare, variare.

Il terzo modello corrisponde bene al mio punto vista perché è quello che più si avvicina alla mia idea di benessere. L’approccio clinico che utilizzo, infatti, auspica un tipo trasformazione del malessere che non punta a migliorare la persona, perché considerata meno sviluppata, e neanche a sostituirla con un’altra, in maniera più o meno parziale, quanto a modificare la sua relazione con il suo essere al mondo. La differenza sostanziale è l’assenza di un riferimento positivo esterno, a meno che non coincida con un riferimento interno e genuino della persona.

Continuando nell’allineamento concettuale, credo sia utile dichiarare anche alcuni dei miei assiomi. Questa volta non vi proporrò delle metafore, sarete voi stessi ad immaginarle, se si darà il caso:

  1. il cambiamento ha sia una componente intenzionale e cosciente che una automatica e inconsapevole;
  2. qualsiasi forma di contatto che abbiamo con l’ambiente esterno è mediato dai nostri sensi, da cui si evince che ragione e sentimento hanno una forte valenza percettiva;
  3. ogni percezione è frutto di una differenza e mai di un dato puro;
  4. il comportamento umano è intriso di elementi logico-razionali ed emotivo-irrazionali, divisibili solo a livello strumentale;
  5. il futuro è imprevedibile poiché costituito da elementi divergenti;

Bene, ora possiamo incominciare.

Non so se qualcuno di voi ha avuto una metafora o che tipo di immagine vi state facendo del contesto fin qui delineato. Quello che ho cercato di introdurre è un’idea di cambiamento soggettivo e parzialmente indeterminato. Quindi, nel caso in cui si voglia cambiare in maniera autonoma, o se si scelga di richiedere l’aiuto di qualche professionista, credo sia necessario avere una buona dose di implicazione personale e di fiducia in sè, o nel professionista. Per chi volesse delle rassicurazioni scientifiche e razionali sul metodo che vi propongo, dite alla vostra mente che il trattamento, secondo un’ottica fenomenologica, comprende un lavoro sui comportamenti emergenti che, secondo i principi dei processi stocastici, integra causalità, casualità, fortuna e serendipità.  Ora che la vostra mente è ancora occupata, approfitto per responsabilizzare il vostro corpo attraverso l’esempio del movimento indotto.

Guardate qui sotto…kitaoka_rollers

Cosa vede la vostra mente? Vede un movimento che non c’è. Come non c’è? Si non c’è! Provate ad isolare solo una parte del disegno, vede del movimento? Bene, con il cambiamento avviene lo stesso, la mente può cadere vittima di numerosissime attribuzioni errate. Come enunciavo già nel terzo assioma, si cambia sempre rispetto ad un riferimento. Vi è mai capitato, ad esempio, di pensare che il vostro treno si stesse muovendo mentre in realtà  stava partendo il treno che avevate di fronte? Bene, allo stesso modo, se immaginate la vostra vita che scorre come un tapis roulant di eventi in continuo movimento, come passeggero sareste costretti a muovervi ad una certa velocità per poter rimanere fermo. Che succederebbe se si fermasse o se accelerasse? Provate a rispondere, prima di continuare a leggere…f-13-14

Ovviamente non c’è una risposta corretta perché ognuno ha la sua fantasia. I disegnatori della Marvel, ad esempio, aumentando la velocità del “Tapis roulant cosmico“, facevano viaggiare Flash nel tempo!!

La cosa interessante di questa breve visualizzazione, è capire che relazione ha quello che avete immaginato e sentito “rispetto a” con voi stessi. Il tapis-roulant, come qualsiasi metafora, lavora a livello analogico ed è utile, più che per accedere alla verità di un mondo oggettivo, alla scoperta del vostro mondo soggettivo. La metafora smuove e può essere messa in relazione con molte realtà esplorabili perché crea un punto di vista differente.

Parlando di me, questo qualcosa, in questo momento, è stata la velocità del “trantràn” quotidiano. Cosa mi succede quando aumento o diminuisco il mio livello di stress? Qui e ora, ho la sensazione che se mi fermassi sarei perduto. Rallentando non sto “al passo” con gli obiettivi che mi sono dato, mentre accelerando vado oltre, mi sento spaesato e solo. Cos’è meglio per me oggi quindi? Oggi il mio benessere è legato al movimento sostenuto, “una camminata veloce”, come direbbe una mia paziente, domani potrebbe stare in relazione con la stasi o con la corsa, e non me ne farei una colpa. 

Ognuno di noi, come Flash, ha il suo tapis-roulant, il problema non è se sia reale, giusto o sbagliato ma prendere coscienza di dove siamo, come stiamo e che tipo di relazioni ci permettiamo di avere continuandolo ad usarlo in questo modo.

Altri esempi:

Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi

diceva Tancredi nel Gattopardo, mentre inseguiva la stasi col suo tapis roulant. E voi, cosa avreste fatto al suo posto? Avreste cambiato la decadenza della nobiltà a favore della novità della borghesia? E cosa farete al Referendum costituzionale del 4 dicembre? Voterete si o no?

Scegliere non è facile, mancano sempre dei dati, le opinioni sono spesso contrastanti e le azioni non  producono sempre lo stesso risultato. Come si decidere diviene allora più importante del cosa si decidere. Com’è che decidete di andare o di restare, di spingere o tirare, di essere spinti o di essere trascinati?

A volte le scelte si fanno in automatico, altre sono strategicamente pianificate, altre volte non si riescono a fare e si rimandano. La questione, ripeto, non è se siano giuste o sbagliate, ma se siano funzionali o disfunzionali rispetto ai vostri bisogni.

Allora che fate?

Maggiori risposte nel prossimo articolo…

 

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La risorsa è integrare il cambiamento

Ben ritrovate e ritrovati dopo questa piacevole estate,

nuoto-paralimpicooggi vi propongo di fare un tuffo nel cambiamento.

Dalla commovente canzone “Todo cambia” di Julio Numhauser, magistralmente interpretata da Mercedes Sosa, al celebre aforisma di Eraclito “Pánta rêi“, tutto scorre, sembra proprio che, nel nostro stare al mondo, tutto si muova e nulla stia fermo. Ma come star bene in questo eterno divenire? Come cambiare in situazioni critiche?  Come seguire la corrente senza lasciarsi travolgere dagli accadimenti, e quando remare contro senza rimanere esclusi? Come associare cambiamento e benessere?

L’immagine dell’atleta senza braccia che partecipa ad una gara di nuoto è talmente disarmante da far sembrare semplice e quasi scontato il processo di adattamento umano. In realtà, trovare le risorse in una situazione di crisi, come l’attuale ad esempio, dove sono proprio le risorse che sembrano mancare, rappresenta per alcuni una situazione senza via d’uscita apparente.

L’articolo di oggi, prende le mosse, da un intervento di formazione che mi è stato richiesto da una scuola di Counselling di Milano. La frase che appare nel titolo è il frutto di un’attività che ho proposto ai partecipanti all’interno del corso, mentre l’intuizione dell’immagine scelta la devo ad un incontro avuto con un mio carissimo amico medico, qualche mese fa. Ringrazio quindi Federico Egidi, membro dello staff di medicina sportiva della Nazionale italiana Paralimpiadi Rio 2016, per avermi trasmesso con passione il senso profondo di questo tipo di agonismo, che unisce sforzo, rispetto, competizione e integrazione.

Tornando al tema dell’articolo, secondo me, per associare cambiamento e benessere non è sufficiente utilizzare la parola magica “volere è potere”. Anche se la motiv-AZIONE è importantissima se presa come unico elemento può rivelarsi un’arma a doppio taglio, portando la persona verso pericolosi accanimenti o abbassando l’autostima di chi vuole e non riesce. redbook16Più che di magia io parlerei dell’alchimia del metodo sperimentale. L’individuo è un sistema complesso di interazioni non sempre lineari e la psicologia si è allontanata orami da tempo dal modello black box. Un percorso di trasformazione personale non può essere standard, proprio in virtù del fatto che ciò che è valido per me potrebbe non esserlo per te. Il letto di Procuste continua a mietere vittime ma l’umanità è ancora lontana dall’essere uniformata. Sarà per quello che Jung non volle pubblicare il suo “Liber Novus“, per evitare che il suo modello di  psicologica alchemica, da lui chiamato “processo di individuazione“, venisse preso come una sorta di manuale. Condivido l’impostazione secondo cui l’alchimista, come il terapeuta, è colui che è si adopera affinché avvenga l’integrazione di quegli elementi che per qualche motivo, esogeno o endogeno, sono stati prima allontanati e poi rinnegati dalla persona che ha in cura. Continuando a prendere in prestito alcuni termini del processo alchemico, direi che l’essenza del nostro lavoro sta nel favorire la separazione e la soluzione da un lato, e la combinazione e la coagulazione dall’altro. Come gestaltista, tuttavia, il mio metodo non si avvale tanto dello studio degli archetipi quanto della “spirale dell’esperienza”. Anche la mia proposta può essere strutturata all’interno di una sequenza di quattro fasi, poiché parla del sentire, dello scegliere, del rischiare e del rivedere, ma di questo parlerò nei prossimi articoli…

ciclo-dellesperienza

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Psicologia e Dharma

Oggi vi parlo di una piacevole incontro, quello tra psicologia e Dharma. Psicologia dharma

Il termine Psicologia non ha bisogno di presentazioni mentre il Dharma, non appartenendo alla cultura europea, merita un approfondimento. Per chi non lo conoscesse, è un termine usato nella maggior parte delle filosofie religiose o religioni di origine indiana (Buddhismo, InduismoGianismo e Sikhismo), per definire la realtà, come concetto filosofico. Il termine Dharma deriva dalla radice sanscrita dhṛ traducibile in italiano come “fornire una base”, ovvero come “fondamento della realtà”, che nell’accezione più prescrittiva può tradursi anche come “verità”, “obbligo morale”, “giusto”, insomma ciò che definisce “come le cose sono” o “come le cose dovrebbero essere”.

L’idea di questo articolo mi è venuta recentemente, durante uno studio fatto sulla meditazione Samatha e Vipassana. Saltando da un argomento all’altro come una scimmia impazzita e dirandando le nebbie della mia ignoranza come un cavallo in corsa, ho deciso di prendermi un momento di pausa, chiudendo gli occhi, calmando il cuore pazzo e rallentando lentamente il respiro… Riaprendo gli occhi, mi sono accorto che già da tempo esistono alcune pratiche psicologiche basate nei principi diffusi dal Buddha Siddharta Gautama. Non parlerei tanto di psicologia buddista ma di un approccio alla psicologia che  utilizza le stesse basi filosofiche ed epistemiologiche.

Cartesio Buddha HumeUn esempio è costituito dal concetto di realtà che, nella filosofia classica occidentale, è diviso tra quello di “esistenza” e di “essenza”, ossia inteso dal punto di vista della conoscenza razionale o della conoscenza attraverso l’esperienza. Per chi volesse apprfondire, gli approcci di riferimento sono il Razionalismo e l’Empirismo, e le figure di spicco rispetttivamente Cartesio e Hume. Nella filosofia orientale c’è molta meno divisione, sia concettuale che ideologica, in quanto la ragione e l’esperienza  sono concetti interdipendenti che nono possono essere immaginati in modo separato. Un’altra differenza con le filosofie occidentali è la loro lampante semplicità che si contrappone ai cervellotici ragionamenti nostrani. Un esempio tra tutti:

Non si può ragionare del nulla, senza uno stimolo esterno, e allo stesso tempo lo stimolo non esiste di per sè, senza una percezione dello stesso.

Skandha Una frase è in grado di mettere in ginocchio secoli di ragionamento. Tradotta in occidentalese, possiamo dire che nel buddismo, tutti i feomeni condizionati sono vuoti e impermanenti, ossia non possiedono una essenza di per sè, perchè la realtà percepita è un fenomeno condizionato, che può presentarsi davanti a noi solo attraverso l’unione mente/materia o  Nama/Rupa. Ogni oggetto mentale presente nella nostra coscienza dipenderà, non solo dall’oggetto stesso ma dalla rappresentazione che abbiamo di lui. In questo senso, non è sbagliato sotenere che ogni persona percepisce la realtà in forma diversa. Questo è ciò che il buddismo chiamam “carattere illusiorio” della realtà.

Ciò che esiste è quindi formato da cinque aggregati, o Skandhas, che sono incontri tra il percipiente e il percepito:

  1. Corpo e  Forma (rūpa): è la materia e l’immagine della materia, como un serpente nel vuoto.
  2. Sentimenti e sensazioni (vedanā): è l’informazione pura, sono i dati ricevuti attraverso i cinque sensi e elaborati dalla mente. Possono essere gradevoli, sgradevoli o neutri, come uni differenti livelli di calore.
  3. Percezione e memoria (in sanscrito sangñā, in pāḷi saññā):  è la registrazione di sentimenti e sensazioni che diviene significato oggettivo, come l’idea che ci si fa di una cosa dopo averne fatto esperienza. Saper riconoscere un serpente piuttosto che un fornello.
  4. Stati mentali (in sanscrito samskāra, in pāḷi sankhāra): è la reazione a ciò che si percepisce, è il significato soggettivo di una determinata esperienza o di un oggetto conosciuto, come l’associazione del serprente al pericolo, al veleno, al panico.
  5. Coscienza (in sanscrito vigñāna, in pāḷi viññāna):  è un atto di attenzione o di risposta della mente in cui la conoscenza di quella realtà diventa consapevole. Rendersi conto, sentrisi presente, fare attenzione in quel momento a qualcosa che appare, scompare, cambia e risorge da un istante all’altro. Mi rendo conto che sono al buio e sento un serpente e sono consapevole che ho paura.  Accendo la luce e mi rendo conto che il serpente è una corda e mi accorgo che non ho più paura.

Come avrete notato, ci sono vari esempi lampanti di affinità epistemiologica tra i concetti del Dharma e quelli della Psicologia, ognuno di voi avrà fatto le sue associazioni. A me per esempio, rispetto al concetto di vigñāna mi è venuto subito in mente il concetto di awareness di Fritz Perls.

Bene, finisce qui questo primo gemellaggio, sento che non sarà l’ultimo…

Alla prossima.

 

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Il mio lavoro tra forme e colori – 2

Ben ritrovati e ritrovate,

inizia qui la seconda parte del WWPE, Webdesing Work in Progress “En plein air“. Come vedrete in seguito, oggi ho l’acronimo facile, d’altronde quando si rende necessario dare un nome alle cose che si fanno meglio iniziare a riscaldarsi. Ho deciso quindi di chiamare così questo processo di progettazione pubblica del mio futuro sito web. Non se se vi sono altri esempi, sarebbe carino e utile trovarne. In ogni modo, oltre a soddisfare il mio esibizionista, lo scopo di tutto ciò è ricevere commenti dalla rete per correggere eventualmente il tiro prima dell’inaugurazione OnLine. Renoir-Monet_painting

In questo articolo troverete una breve spiegazione delle offerte di counseling che apparivano nel cerchio esterno della ruota ermeneutica dell’ultima pubblicazione. Le tecniche presentate non esauriscono il raggio d’azione del mio intervento e sono state scelte e posizionate solo ofrire degli esempi concreti di come è possibile coniugare arte e psicologia.  Lo svantaggio è di dare una visione limitata di ciò che faccio tuttavia, come vedrete nei prossimi articoli, questo lavoro si completerà quando darò voce alle altre parti cromatiche all’interno della ruota. Ma torniamo ora alla presentazione dei miei pacchetti:

D- Come dare un’idea del tutto?

R- Partecipando ad una delle attività che propongo.

D- Cosa aspettarmi da queste attività?

R- Sicuramente una possibilità di essere accompagnato attraverso delle esperienze trasformative che si sviluppano all’interno di differenti contenitori espressivi.

D- Cosa intendi per esperienze trasformative? E di che contenitori espressivi parli?

R- Sono delle attività che favoriscono lo sviluppo di una nuova consapevolezza di sè, dei propri bisogni, desideri, mancanze e risorse, e attenzione nei riguardi degli altri e del mondo che ci circonda. La presa di coscienza si trasforma in responsabilità al cambiamento quando ci si ci autorizza ad agire diversamente. Come dice il saggio: “Non puoi scoprire nuovi oceani fino a quando non hai il coraggio di perdere di vista la spiaggia”. La trasformazione avviene durante il viaggio, rispondendo creativamente alle novità e scegliendo cosa prendere e cosa lasciare. I contenitori espressivi sono degli spazi protetti all’interno dei quali confrontarsi, ricevere un sostegno qualificato, e trovare nuove soluzioni. Ognuno ha il suo linguaggio preferito per esprimersi, la parola la utilizziamo tutti i giorni e ha lo svantaggio di sapere sempre cosa dice. Siamo dei maestri di parola e per questo spesso non riusciamo ad imparare. L’arte offre un canale che obbliga a diminuire il controllo, ad allentare il giudizio, a recuperare l’ineluttabilità del punto di vista di chi osserva e l’identità del nostro essere attore del mondo che ci creiamo.  La trasformazione finisce quando la persona arriva a rivedersi in quello che fa e decide di essere uno dei due o nessuno dei due, in ogni caso non più lo stesso. Qui di seguito torverai dodici contenitori espressivi, con delle possibili tecniche trasformative. Inizia a sceglierne una e immaginati all’opera…

1. MUSICA

Drum circle: tecnica di improvvisazione musicale di gruppo, per sperimentare nuove modalità di comunicazione e collaborazione tra le persone. Esprimersi insieme, ascoltare l’altro, prendere l’iniziativa, farsi sentire, mantenere il filo, lasciarsi andare, farsi pervadere da ciò che si ascolta, trascinare il gruppo verso nuove sonorità, modulare l’intensità e altro ancora.

Il mio canto libero: laboratorio di espressione canora per intonare la propria voce al proprio essere. Entrare in contatto con le possibilità della nostra voce, dare una forma sonora alle voci che ci abitano, trovare la forza del corpo attraverso la respirazione, liberare le tensioni e i blocchi che inibiscono l’espressività vocale, scaricare lo stress e defatigare la gola aprendo nuove strade alla comunicazione.

2. PITTURAMusica Blog

Autoritratto parlante: tecnica pittorica di autorappresentazione per l’esplorazione di sè attraverso il dialogo con le parti raffigurante. contenuti nuovi e sorprendenti. Come disse Merleau-Ponty: “le cose mute del mondo parlano attraverso l’artista e grazie alla forma che egli concede loro”.

Stemmi di famiglia: attività araldica di balsonare uno stemma per l’individuazione dei valori positivi della propria dinastia. Lavorare sullo stemma familiare e sul proprio stemma attraverso la scelta del colore del campo dello scudo, la definizione delle figure principali e secondarie, la scelta degli elementi araldici, naturali e ideali, diviene un modo per rivedere  i valori, le aspirazioni, le cose più importanti della propria casata, posizionarsi rispetto alle origini ricevute e impossessarsi della dignità delle proprie scelte di vita.

I colori delle emozioni: attività cromatica di esplorazione di sè attraverso l’uso dei colori. Ognuno di noi è un arcobaleno in continuo mutamento che ogni giorno ha uno spettro diverso. Riflettere un colore, al di là di qualsiasi deterministo estetico, significa offrirsi al mondo accettando delle lunghezze d’onda e rifiutandone altre. Oggi qual’è il tuo spettro?

3. SCULTURA

Scultura sistemica: tecnica per l’esplorazione delle relazioni gruppali, siano esse familiari, amicali o aziendali. La creazione di un gruppo scultoreo definisce nuovi significati e nuove immagini attraverso cui ripensare l’agire individuale e collettivo. L’orientamento dei volumi, la distribuzione del peso, l’analisi dei tempi di tensione, sono solo alcuni degli indizi che possono orientare la persona per sbloccare e ristrutturare vecchi assunti di base oramai cristallizzati.

L’argilla e il demiurgo: laboratorio di manipolazione della materia per rendere vivo un corpo inerte attraverso il trasferimento psicofisico delle energie negative e positive in nostro possesso. Il materiale malleabile si piega ma non si spezza, accoglie qualsiasi variazione di stato pur conservando la propria stabilità. L’argilla diviene specchio della nostra libertà relativa, la materia prima con cui creare il nostro angolo di paradiso in cui possiamo ricrearci e distruggerci in ogni momento grazie all’aggiunta di acqua, finché non troveremo la nostra forma solida.

4. SCRITTURA

Scrittura creativa: tecnica narrativa per migliorare il processo creativo e superare i propri blocchi, avvicinandosi alla scoperta di sè e al contatto con l’altro. Scrivere è compromettersi: le parole volano gli scritti rimangono.  Immortalare nero su bianco emozioni, valori, convinzioni e giudizi offre la possibilità di circoscrivere le richieste, le offerte e i reclami che si nascondo tra le righe. Ricevere un sostegno durante quel delicato momento di passagio dalle parole ai fatti, in cui decidiamo di impegnarci verso azioni concrete nei riguardi delle persone con cui ci relazionamo e con cui viviamo o lavoriamo.

Storytelling:  attività di creazione di una storia che una persona, un brand, un prodotto o un servizio, possono realizzare per emozionare e relazionarsi meglio con un pubblico. La narrazione e il racconto sono passi del processo di costruzione di senso e di presentazione di un mondo immaginario che diventerà tanto più reale quanto più riuscirà a far entrare il lettore al suo interno. Questo è l’obiettivo di una serie di tecniche che unisce gli aspetti introspettivi dell’analisi dell’intezionalità comunicativa a quelli espressivi della sperimentazione, comprensione, posizionamento e scelta narrativa consapevole e responsabile.

5. GIOCOGioco Blog

Kokologia: termine importato dall’oriente che definisce una serie di test narrativi molto semplici attraverso cui ottenere delle risposte sul tipo di comportamento che ciascuno di noi mette in atto in determinate circostanze. Uno strumento sorprendente perchè,  grazie alla competenza di chi lo somministra e interpreta, lascia emergere delle verità sorprendenti per la persona che, partecipando ad un gioco apparentemente frivolo, mette a nudo la sua personalità (vedi articolo…).

Turismo trasformativo: realizzazione di soggiorni turistici a sfondo educativo, al di fuori del proprio ambiente quotidiano. L’organizzazione dei viaggi riguarda soprattutto la scelta di visite a luoghi particolari accompagnati da personale qualificato, in grado di facilitare processi formativi olisitici e di revisione di sè. Le visite guidate permettono di elaborare l’esperienza nel qui e ora, tuttavia è possibile anche un’elaborazione a posteriori di esperienze intense, vissute in maniera autonoma (contesti di vita di comunità, di intervento umanitario, di sopravvivenza o di guerra).

Deriva surrealista:  tecnica di esplorazione psicogeografica per il riconoscimento degli effetti psichici dell’ambiente circostante sull’individuo e sui suoi comportamenti. Il lavoro percettivo, emotivo e razionale rispetto alla relazione tra natura/architettura e persona può essere applicato in maniera biunivoca, come chiave di lettura psicologica o come strumento di design di interni o di esterni.

6. SPORT

Inself outdoor: attività fisica da svolgere all’aperto in cui la sincronizzazione dei movimenti del corpo con gli stati emotivi e mentali della persona offre degli spunti per rivedere i propri comportamenti e migliorare le proprie prestazioni. In concreto si tratta di una forma di apprendimento analogico che utilizza il biofeedback e le deduzioni emerse dal debriefing come strumento di cambiamento personale e della propria realtà professionale.

Integrazione mente-corpo: tecnica di consapevolezza che permette di lavorare sui movimenti abituali e sulle posture in associazione alle emozioni. Al lavoro sul corpo, vero e proprio, è associato un lavoro sul corpo immaginato e immaginario attraverso le principali tecniche derivate dalla tradizione Gestalt. Un modo diverso per entrare in contatto e in comunicare con noi stessi, e ottenere quelle risposte e quelle autorizzazioni che sono alla base dei nostri principlai blocchi posturali e comportamentali.

7. ARCHITETTURASport Blog

Service Design: laboratorio di pianificazione, di organizzazione di una “customer experience” che sia coerente, autentica ed emozionante, sia per la persona o l’ente promotore che  per tutti gli operatori, le infrastrutture e le componenti materiali e immateriali del servizio proposto. Enjoy your business!

Graphic coaching: tecnica di coaching che utilizza il pensiero visivo come strumento di intervento per aiutare le persone a focalizzare obiettivi personali, di team, manageriali e sportivi, migliorando e amplificando la visione del problema e la sua risoluzione.

Visual thinking: strumento operativo per la rappresentazione, la trasmissione e la condivisione della conoscenza. Questa tecnica di facilitazione cognitiva e strumentale, detta anche apprendimento visivo, permette la trasformazione di contenuti concettuali in immagini attraverso cui organizzare diversamente le informazioni presentate. Il fine è quello di aumentarne la memorizzazione e la conoscenza.

8. TIC

Visual Networking: attività di alfabetizzazione visiva e sociale volta a migliorare le capacità di interpretare, negoziare e dare un significato alle immagini che produciamo e che ci circondano.

Digital Comics Storytelling: uno strumento narrativo che utilizza la grafica del fumetto con l’obiettivo di descrivere e raccontare qualcosa in maniera più efficace e intimamente legata a una parte di noi o del nostro lavoro.

Media education: attività di educazione sui mezzi di comunicazione di massa volta a prepararare la persona ad interagire con le nuove tecnologie della comunicazione in maniera consapevole, competente e generativa (vedi articolo…).

9. FOTOGRAFIA

Digital Photo Storytelling: una modalità di creare un foto racconto con l’obiettivo di descrivere e raccontare qualcosa e riscoprire, nel profondo, cosa la rende parte di noi.

Fotogenogramma: una modalità per ricollocarsi all’interno del proprio sistema familiare lavorando sul vissuto emozionale rievocato dall’immagine.

Fotosintesi: tecnica utile a prendersi cura dei propri scatti, imparando a selezionare, ordinare e raccogliere le sempre più numerose fotografie che affollano i nostri hard disck, in una sintesi creativa che sappia mantenere vivo il loro valore affettivo e comunicativo, attraverso una messa in forma emozionale.

Foto Collage: una tecnica che permette di lavorare con la plasticità dell’io e rivedere la propria identità, riflessa in tanti piccoli frammenti che, in modi diversi e apparentemente autonomi, ci parlano di noi (vedi articolo…).

Life plan fotografico: uno strumento capace di sintetizzare i contenuti, le caratteristiche e l’orientamento del proprio progetto di vita, grazie ad una revisone percettiva ed emozionale di una speciale selezione fotografica (vedi articolo…).

10. CINEMACinema Blog

Video partecipativo: attività che mette in forma audiovisiva i bisogni dei partecipanti utilizzando la videocamera per esplorare sia l’ambiente di riferimento del gruppo che la realtà psicologica dei singoli (vedi articolo…).

Video messaggio: una tecnica semplice ed efficace per imparare a realizzare e inviare dei messaggi autentici e comunicativi. Può assumere varie forme, tra cui quella di un video diario per raccontarsi e condividere con i propri cari emozioni, pensieri e storie, utilizzando video e audio raccolti in un collage emozionale (vedi articolo…).

Bio film: creare il film sulla propria vita, attraverso un video di 8′, montando insieme scene dei propri film preferiti  e video amatoriali.

Creative Video Recording: attività di facilitazione video di gruppo che, attraverso le modalità del visual thinking, trasforma le idee e i pensieri dei partecipanti in un montaggio audiovisivo di esperienze d’aula e interviste personali.

11. TEATRO

Teatro Gestalt: laboratorio teatrale volto a far vivere interiormente l’esperienza scenica e aiutare la perosna a prendere coscienza dei propri vissuti e di come questi si riflettono sulle sue modalità comunicative.

Play Forward Theater: tecnica volta a creare una palestra teatrale dove allenare il pubblico ad interpretare uno o più ruoli ruolo, sostituendosi ad uno o più attori in scena.

Murder Party: gioco di ruolo di argomento “giallo”, stile investigation story, in cui i partecipanti, sempre sotto la guida di un regista e con l’eventuale presenza di attori,partecipano ad una vicenda poliziesca.

12. DANZA

Movimento autentico: esperienza meditativa e creativa all’interno della relazione fra una persona che si muove ad occhi chiusi ed una persona che testimonia quel movimento.

Improvvisazione espressiva: tecnica orientata all’utilizzo piacevole e soddisfacente delle capacità espressive del proprio corpo.

 

 

 

 

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