Abdica Duca !!!

Prendo da wikipedia: “L’abdicazione è l’abbandono volontario del potere da parte di un sovrano (dal latino abdicatio, ‘rinunciare’. Ab: ‘da’; dicare: ‘dichiarare’). In latino, il termine rispondeva ad un concetto molto più ampio, mentre oggi la parola si usa in caso di rinuncia al trono compiuto da un monarca. Nel caso di una carica diversa si parla oggi di dimissioni. L’abdicazione può avere valore personale: è il caso ad esempio del re Vittorio Emanuele III, che rinunciò al trono in favore del figlio Umberto II di Savoia. In altri casi, la rinuncia vale anche per gli eredi alla corona. Così fu ad esempio per Guglielmo II di Germania, investito non solo di poteri, ma anche di doveri”.

Riprendo da wikipedia “Duca, dal latino dux (dal verbo ducere, condurre, da cui anche le parole duce e doge) è un titolo nobiliare (dal latino nobilis, che significa onorevole, da onorare) che etimologicamente esprime una certa responsabilità”.

Si capisca allora come l’aver storpiato la frase del famoso sketch di Totò, dica duca, duca dica, mi serva solo per sdrammatizzare l’attuale situazione politica “glocale”, nazionale ed internazionale quindi, drammaticamente evidente. In breve, i politici non sembrano volersi avvalere del loro diritto di abdicare, di dimettersi, anche se messi di fronte alla palese impossibilità di meritare una qualsivoglia onorificenza. Dovrebbe quindi essere un dovere l’andarsene, ma la politica è un mestiere ed i nostri duchi non vogliono rinunciare a salario e pensione, loro…

Manca l’onestá, perché la cosa migliore sarebbe che questi duchi borghesi, questi venditori della cosa pubblica e acquirenti degli interessi privati se ne andassero un pó tutti! Manca la giustizia, perchè la legge non si applica ed i crimini restano impuniti. Cresce la voglia di destra, del polso duro contro i forti del mondo, cresce la voglia di sinistra, dell’attenzione per i deboli del mondo, ma in realtà la casta prepara giá il suo centro, un centro che neutralizzi ed orienti il cambio verso binari morti. Riusciranno “los indignados” a riformare la democraziaa ricentrare la politica, a restituirla agli interessi di tutti e a toglierla a quella di pochi?? Lo sapremo solo partecipando, nessuno si senta escluso…

Punto due, se la torre d’avorio cade, il dopo é altrettanto importante come il durante. La soluzione é fare in modo che quando la torre Jenga cada tutti i pezzi si dispongano in maniera orizzontale, partecipativa, equa e solidale. Quello che ci manca é una vita dignitosa non una rivoluzione. Che non si confonda il mezzo con il fine, o meglio che nel mezzo ci sia anche il fine. Praticare processi di democrazia diretta o partecipativa giá a livello di lotta, significa appropriarsi giá di una parte del futuro che ci aspetta. Alcuni esempi ci sono, il movimento in Francia dei “Tous candidart 2012” o “Los indignados” che decidono per assemblee come scendere in piazza e come e far rispettare quello che hanno deciso. E in Italia aspettiamo qualcuno o qualcosa? Ancora non siamo stanchi degli imbucati guastafeste, degli infiltrati manipolatori? Dovremo decidere per noi stessi ed essere in grado di gestire il movimento se vogliamo essere credibili: dare l’esempio.  Una “lotta” partecipativa, dove sia la proposta alternativa la vera “arma”. Non é utile mascherarsi da antisommossa, che senso ha rompere un bancomat se poi hai i soldi in banca?! Il sistema si cambia con un altro sistema, l’essere contro ha sempre meno senso se non é accompagnato dall’essere per qualcosa. La rivoluzione non é una soluzione, noi vogliamo una vita reale non una vita di trincea, una quotidianitá pacifica dove il conflitto sia qualcosa di sano, di dialettico, orientato alla convivenza e al progresso e non un’aggresione o un diversivo. Un mondo che ci ricompensi dei nostri sforzi, che si prenda cura dei nostri diritti, dove si discutano le scelte che ci riguardano, i doveri e le responsabilitá di ciascuno, e dove le alternative possibili godano tutte dello stesso diritto, dove si possa scegliere in maniera democratica la direzione da prendere. Chi guida il nostro paese? il capitale ci parla sempre del “self made man” e perché nessuno parla di una “self made society”? Da una prima e rapida ricerca su internet ho trovato:

  • un gruppo di ragazzetti hip hop non sottotitolato, chissá che dicono… 
  • un film della serie “Today’s life choices”, intitolato “Individualism in America: the self-made society” dove peró a quanto pare il termine viene usato in senso dispregiativo.
  • un paragrafo di un libro “Modern sociology theory” intitolato “Symbolic interactionism: the self-made society”, dove si parla delle teorie di un tal Simmel e del suo allievo Park. 

La curiositá mi spinge oltre e cerco di colmare la mia ignoranza infinita, traducendo online il testo (st’inglese lo dovró imparare prima o poi) o cercando informazioni in italiano. In breve, scopro con piacere che questo Simmel utilizza l’abduzione come metodo individuando analogie fra “forme” di fenomeni molto diversi, e che per questo motivo é accusato di “frammentarietá”. Chissá se mio fratello intende lo stesso quando mi chiama scervellato?!!? Poi scopro il concetto di “sociazione” il processo mediante il quale una forma di azione reciproca si consolida nel tempo. Ma non voglio divagare, meglio dedicargli un articolo a questo punto, anzi appunto, tornando al punto, cosa stavo dicendo…

CHE SE NE VADANO!!!!

Los caceroleros in Argentina lo gridavano nel dicembre del 2001 ad un governo corrotto e schiavo d’interessi economici miopi ed assassini, a distanza di 10 anni la miopia e l’omicidio resta ed il grido è sempre più planetario, lo dicono pure gli arabi!!

¡Que se vayan todos!

Che se ne vadano tutti!

Qu’ils s’en aillent tous!

Away with them all!

Sie sollen alle gehen!

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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