Carcere ed emozioni – 1

In questo periodo sto svolgendo un’attività di supervisione e accompagnamento di un’equipe di educatori dell’associazione “Il ponte magico“, all’interno del laboratorio teatrale della Casa Circondariale di Velletri. Per chi non fosse del settore, casa circondariale è un altro modo per dire carcere, penitenziario, galera o istituto di pena.

Lo spettacolo che stiamo realizzando, estratto dall’opera autobiografica DENTRO di Sandro Bonvissuto, verrà realizzato interamente dai detenuti per quanto riguarda sia la recitazione che l’accompagnamento musicale e l’allestimento scenografico.

La scaletta del lavoro sul palcoscenico ruota intorno a 4 momenti specifici, pensati in modo tale da permettere al gruppo di attraversare questo spazio (tras)formativo con le loro modalità e accompagnandoli sia per “entrare in situazione” e che per uscirne.

  • Riscaldamento / rilassamento: tecniche per sciogliere le tensioni corporee…

  • Lavoro sulle emozioni: dichiarare il proprio stato d’animo, sperimentarne altri…

  • Lavoro drammatico: interpretazione del testo, cura del linguaggio verbale e non…

  • Debriefing: apprendimenti fatti e da fare, nuove idee, sensazione, emozioni, ostacoli, limiti e proposte…

Come sempre, condivido il mio lavoro seguendo il principio del copyleft perché so che al di là dello spartito è l’interprete che conta. Qualsiasi contributo pertinente è ben accetto. Uno degli obiettivi di questo fantastico progetto è la presa di coscienza e il miglioramento delle capacità espressive, a cui neanche io mi sottraggo. Come psicologo, ho scelto di orientare il mio lavoro verso la pratica della consapevolezza e della presenza, favorendo il contatto, tra chi sta dentro e chi sta fuori. In questo senso si sviluppa tale lavoro che, nel concreto di questa esperienza, viene favorito attraverso momenti di “risonanza corporea” e “alfabetizzazione emotiva”.

La risonanza corporea, di cui parlano spesso i libri di musicoterapia, riguarda la capacità di percepire noi stessi e gli altri a partire dalle sensazioni corporee e la capacità empatica di comprendere il nostro stato d’animo e quello altrui. In breve, il contatto con il proprio corpo come mezzo relazionale. La risonanza è anche un concetto fisico che indica l’oscillazione meccanica attorno ad un punto d’equilibrio. Secondo le leggi del moto armonico, un materiale è capace di vibrare quando reagisce ad una perturbazione dall’equilibrio. Tale perturbazione corrisponde ad una accelerazione di richiamo α proporzionale allo spostamento subito x . Può sembrare un concetto astruso per noi psicologi ma il potere dell’abduzione sta proprio nell’osare trovare parallelismi anche in zone di confine, nella penombra delle terre di nessuno.

Remora

Il modo più semplice per cercare di fare chiarezza è, come spesso accade, interrogarsi evitando di trovarsi delle “remore” attaccate addosso:

come, questo concetto appartenente al mondo della fisica, può essere applicato all’interno di questo laboratorio teatrale in carcere?

Rivediamola punto per punto; per vibrare al meglio:

  1. un corpo deve essere in equilibrio,

  2. deve ricevere una sollecitazione α,

  3. e deve lasciarsi sollecitare, cambiando il suo stato di almeno una x.

L’abduzione ispiratrice:

  1. un corpo è in equilibrio quando è presente a se stesso, in ascolto, centrato e rilassato,
  2. può accogliere una sollecitazione quando c’è apertura e fiducia, ossia quando non sta in guardia e non è sulla difensiva,
  3. può cambiare il suo stato quando è disposto a cogliere e ad apprezzare anche un minimo cambiamento.

Visto così, il concetto di risonanza può aiutarci a cogliere meglio la differenza evidenziata da Fritz Perls nel distinguere l’essere presenti (awareness) con lo stare attenti. La presenza nel qui e ora avvicina il dentro con il fuori perchè permette al soggetto di incarnarsi nell’esperienza, lasciandosi abitare e mettendosi sulla sua stessa lunghezza d’onda. L’attenzione non provoca una vibrazione ma una reazione rispetto allo stimolo esterno, che viene evitato, amplificato o ridotto. L’attenzione modifica e ci modifica, proprio in virtù della pre-disposizione. L’essere in parte disposto limità la nostra libertà di movimento in maniera selettiva e, paradossalemente, può distorcere la realtà che cerchiamo di contattare. Un esempio di questo è dato dal fenomeno della profezia che si auto-avvera Diverso è il caso in cui lo scopo è modificare la realtà, in quel caso l’attenzione ha un grande valore generativo, ma questo è un altro argomento. Lo stare altrove è un caso estremo di attezione, paragonabile alla distrazione. Questo tendere verso qualcosa di lontano, nel tempo e/o nello spazio, sbilancia completamente la persona impedendole di risuonare e reagire.

On the job, tutto questo si traduce nella cercare di predisporre un setting di psicomotricità che faciliti il cambiamento. Nel lavoro con i detenuti, in concreto, il nostro intervento si è concentrato su:

  1. Ascoltare il corpo, lavorando sull’autocentratura e il rilassamento come momenti fondamentali dell’essere presenti a noi stessi;

  2. Aprirsi all’ambiente, lavorando sull’accoglienza fiduciosa degli stimoli circostanti, noti e ignoti, spontanei o indotti;

  3. Autorizzarsi al cambiamento, anche millimetrico, irrisorio o esiguo ma sostanziale, lavorando sugli sbocchi della percezione, sulla sospensione del giudizio,vsulle capacità di utilizzare il corpo come “cassa di risonanza” attraverso le emozioni.

L’alfabetizzazione emotiva, in questo modo, è stato un passo successivo e naturale. Fare esperienza di un cambiamento interno, significa provarlo prima ancora di capirlo. L’attribuzione di senso è un qualcosa che viene dopo e che varia in funzione della persona, della circostanza e del momento.  Saper riconoscere le proprie emozioni e quelle altrui, considerando il gruppo culturale di appartenenza, non è affatto semplice. Le emozioni sono spesso codificate e ancora più spesso giudicate sia da chi le prova che da chi le osserva. In realtà sono delle semplici reazioni su cui non si ha nessuna responsabilità e forse la loro pericolosità sta proprio nell’essere automantiche e quindi incontrollabili. Le emozioni portano fuori qualcosa che succede dentro, con un linguaggio diverso da quello della mente. Cosa mi succede? Che devo fare? Il teatro, attraverso la parola, la gestualità, il suono e l’incontro con l’altro, offre un contesto altro in cui poter allungare i tempi di risposta e rivedere il proprio modo di stare al mondo. Il teatro è la casa delle emozioni, è il luogo del Pathos, del Logos, del Climax, del Kairos e dell’Ethos31Nel lavoro con i detenuti, il laboratorio teatrale diventa un’officina nella quale interrogare, individuare, ammettere, legittimare, esplicitare, comprendere ed esprimere le proprie emozioni per poi comporle attraverso i linguaggi metaforici della musica, della recitazione e della scenografia, cercando di dargli un nome o una forma.

Ve ne darò un esempio, trascrivendo alcune frasi che sono uscite dal confronto avuto con l’equipe di lavoro.

La libertà è possibile solo all’interno dei nostri limiti.

Non si tratta di essere rigidi o permissivi basta la coerenza.

Ogni cosa a suo tempo, il quando è imprevedibile ma emerge dalla continuità.

Prossimità è non permettere alla paura di diminuire la nostra capacità di pensare.

 

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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