Carcere ed emozioni – 2

In questo articolo cercherò di introdurre all’utilizzo dell’armonia in carcere.

universo

Nel mio lavoro cerco sempre di coniugare le intuizioni personali con le tecniche professionali, l’efficacia dei risultati e il metedo sperimentale.  L’obiettivo è collaudare una specifica tecnica e generalizzarla all’interno metodo, per rendere quel tipo di sapere universale e trasferibile ad altri contesti. Utilizzare l’armonia, per me, presuppone quindi un lavoro a tutto tondo, fatto di zone di luce e zone d’ombra. Mi piacerebbe tanto arrivare alla definizione di un concetto portante e dinamico che potesse fungere da assioma. Un concetto intorno a cui farne girare tanti altri, come in una rotazione intorno ad un fulcro, che abbia i suoi gradi di libertà all’interno delle quali rintracciare uno spazio delle fasi o delle possibili configurazioni. Ma la fisica fa perte di una delle mie zone d’ombra. Partirò quindi da un altro punto.

Parlare di armonia come trattamento sembra quasi lo zuccherino di Mary Poppins, in realtà una bacchetta magica c’è ma è più simile a quella di un direttore di orchestra. Collegandomi all’articolo sul laboratorio teatrale del Ponte Magico all’interno della Casa Circondariale di Velletri, parallelamente all’uso della risonanza corporea e dell’alfabetizzazione emotiva, il vero collante dell’intervento è stato l’aver creato un contesto dove sperimentare l’armonia. Non a caso questo concetto, pur appartenendo alla teoria musicale, viene utilizzato in contesti molto diversi fra loro, proprio in virtù del suo carattere relazionale.

L’armonia studia la sovrapposizione dei suoni, la loro reciproca concatenazione e la loro funzione all’interno della tonalità. In carcere l’equipe educativa ha cercato di sostituire al suono la persona e alla tonalità le relazioni sociali. La consonanza (consonare, “suonare insieme”) e la tonalità (intesa come legami tra accordi e/o note) sono diventate così dei principi guida attraverso cui accompagnare i detenuti alla ricerca delle proprie note e tonalità, cercando di sentire quando e come esprimerle, in funzione degli altri e dello spettacolo a cui partecipavano. Estetica ed etica fuse insieme per un progetto bello da vedere, da vivere e da sostenere per l’intrattenimento, la formazione tecnica, l’educazione alla convivenza e l’integrazione sociale dei partecipanti.

A livello strutturale, ciò è stato possibile grazie alla creazione di un setting sperimentale con dei gradi di libertà condivisi, che permettessero all’equipe e ai partecipanti di sostenere e proteggere delle forme di espressione armonica. Un sistema di coordinate generalizzate  capace di offrire al gruppo un valido sostegno per l’elaborazione relazionale, musicale ed estetica dello spettacolo. Lo scopo era anche rendere questo lavoro dietro le quinte tangibile, in modo da arrivare al pubblico e alle istituzioni attraverso un concept dello spettacolo chiaro e coerente.

Il mediatore artistico teatrale, per questo tipo di lavoro, ha delle potenzialità enormi. Avere la possibilità di riproduce una situazione concreta in un contesto predeterminato e “protetto”, al riparo cioè dai problemi e dagli imprevisti che possono accadere nella realtà, è il vantaggio strategico di ogni simulazione. Nel teatro è possibile allenare le emozioni agendo attivamente quegli interruttori che determinano comportamenti riflessi e adattivi. Rivedere ciò che ci aiuta o ci aiutò a sopravvivere è una possibilità di confermare o cambiare quelle scelte attualizzandole e orientandole verso il benessere, integrazione, convivenza e pace.

Oltre allo studio della sceneggiatura e alla  formazione attorizle, anche nella realizzazione della scenografia abbiamo utilizzato dei principi armonici, soprattutto per il loro valore estetico. Per quanto riguarda i cromatismi ho impostato il mio lavoro partendo da un testo di Johannes Itten, artista e maestro della Bauhaus (1919-33 Germania) che, applicava la filosofia orientale al suo lavoro di insegnante delle scuole elementari. Come egli stesso afferma:

“Sono armoniche tutte le coppie di colori complementari e tutti quegli accordi a tre i cui componenti nel disco cromatico diviso in dodici parti, possano essere reciprocamente congiunti da un triangolo equilatero o isoscele, da un quadrato o da un rettangolo”.

A questo studio sui colori complementari ho affiancato la teoria delle emozioni di Plutnich e la sua rosa di emozioni polarizzate. 

Questi riferimenti mi hanno aiutato a rendere più concrete ai detenuti delle concettualizzazioni sull’alfabetizzazione emotiva che altrimenti sarebbero state troppo astratte. In realtà, avevo cercato anche di fondamentare questa mia sperimentazione agganciandoci qualche teoria del colore ma non ne ho trovate. Ho meglio, ne esistono da Kandinsky, a Delaunay, da Klee, a Mondrian, ma servono solo a presentate dei principi stilistici. Ho cercato anche fra le neuroscienze, rifacendomi soprattutto agli studi di Eleanor Heider Rosch, Paul Kay, o Evan Thompson, senza rimanerne soddisfatto. Una novità potrebbe venire dagli studi psicologici sull’interpretazione dei segnali nervosi e sulla percezione del colore di Kristian Birch-Reichenwald Aars. Questo filosofo e psicologo norvegese ipotizza l’esistenza di elementi di natura psicologica che, proiettati nella realtà, vengono considerati come una parte del mondo percepibile che in realtà è fuori di noi. Quello che vorrei è applicare i principi dell’armonia cromatica o figurativa anche all’etica, oltre che all’estetica. Per darvi un esempio di ciò che cerco, sapete perché il toro carica quando “vede rosso”? Pare che il toro, in realtà, non sia capace di distinguere il rosso perché i suoi occhi mancano dei coni, cioè le cellule nervose della retina capaci di riconoscere i colori. Quello che fa è solo scagliarsi infuriato contro il torero e il suo grande mantello. Sto ancora cercando studi tecnici in merito, ma non sembra così facile trovare materiale che spieghi scientificamente il valore psicoeducativo dell’immagine.

Concludendo il discorso sull’armonia in carcere, in questo intervento abbiamo cercato di favorire ambienti collaborativi dove, al di là delle posizioni, immagini, note o posture giuste o sbagliate, buone o cattive, fosse l’evidenza del piacere dell’accordo quello che definiva la verità degli insegnamenti di quell’esperienza. La libertà di per sè non educa, come non educa la costrizione. Ma allora come distinguere l’evanescente dal consistente, il seduttivo dal credibile, come evitare lo spreco della compulsione ed il fascino della potere sugli altri. Bassotti-di-Cavazzano

E’ necessaria la creazione di ambienti di fiducia, permeati da un’autentica voglia di conoscersi, rispettarsi e condividere. Penso alla famiglia, alla scuola e allo stato sociale più in generale. Per permettere all’armonia di svelarsi come chiave educativa, al di là di tante teorie, credo sia importante emanciparla da un facile momento ricreativo o di riposo e resa incondizionata. L’armonia come esecuzione, come training, come modello generativo per nuove appropriazioni, ma non indebite questa volta!

 

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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