Questioni di dimensioni

Il titolo è intenzionalmente malizioso ma il tema di oggi abbarca gli attributi della materia e non argomenti piccanti come quelli proposti nell’ultimo post. Rimanendo ancora un pò sulla falsa riga del faceto, dichiaro che per me le dimensioni sono importanti! Calma, mi riferisco più al numero che alla misura, ma forse è tempo di abbandonare quest’ironia da venerdì pomeriggio e spiegarmi meglio. dimensioni

Sappiamo che per calcolare una proprietà fisica esiste sempre un errore di misurazione, o incertezza di misura, dovuto a errori di metodo, alla sensibilità dello strumento di misura, ad effetti casuali e o sistematici. Parlando poi delle proprietà psichiche, la misura si fa ancora meno oggettiva non solo per i meccanismi di difesa, che ostacolano le rappresentazioni delle nostre percezioni,  ma più semplicemente perchè la nostra percezione è soggettiva, come l’attività e il valore associato all’oggetto percepito. Dicevo poc’anzi che reputo molto più interessante parlare del numero delle dimensioni che della loro misurazione e, in tutta sincerità, credo che questo discorso sia di vitale importanza in molti ambiti…

altoMa iniziamo con le abduzioni psicologicha: quante dimensioni conoscete e come queste dimensioni influenzano il vostro comportamento?   Altezza, lunghezza e larghezza, innanzitutto. Relazionando un oggetto, una persona o un evento ad una o più dimensioni, la nostra percezione cambia come del resto l’attività e il valore associato alla persona, oggetto o evento percepito. Nel caso dell’evento ovviamente è necessario uno sforzo simbolico, affidando cioè ad ogni dimensione un significato, come ad esempio un alto rischio, una storia lunga o un largo consumo. Facendo questo esercizio si noterà un emozione diversa per ciascuna dimensione, nel caso di un oggetto, una persona o un evento a più dimensioni, la sensazione cambia man mano che aggiungiamo una dimensione. Immaginare una cane basso, o un cane basso e lungo o un cane basso, lungo e largo, non è la stessa cosa, eppure potrebbe trattarsi dello stesso cane. Ho iniziato dalle tre dimensioni perché lo spazio fisico è comunemente immaginato in senso euclideo quindi tridimensionale , piano, in cui cioè le famose rette parallele sono sempre equidistanti, omogeneo, nel senso che un qualunque punto dello spazio vale quanto un altro, e isotopo, ossia le cui grandezze non dipendono dalla direzione. Potrei soffermarmi su ognuna di queste affermazioni cercando dei significati psicologici ma preferisco rimandare il lettore più ansioso alla lettura di Flatlandia* e allontanarmi rapidamente dagli spazi euclidei per arrivare a qualcosa di più contemporaneo. La nozione di spazio in fisica non è facile da dare e disgraziatamente è ben diversa da quella che utilizza quotidianamente il senso comune ma ciò non significa che non sia intelligibile per noi comuni mortali, sporco volgo, plebe invereconda, scimpanzè atrofizzati riluttanti all’idea di far evolvere la nostra specie. spazio_curvoDicevo, oltre alle relazioni spaziali e al calcolo delle coordinate è fondamentale includere la possibilità, per lo spazio, di essere percorso da un oggetto e quindi aggiungere una quarta dimensione, contributo di Einstein, quella del tempo, e con essa l’ipotesi che lo spazio sia curvo e non piano, tanto più in presenza di oggetti accelerati. A questo punto è necessario uno sforzo di fede, nel senso che non sta a me verificare l’esattezza di tali postulati, rimanderei come sempre il lettore più ansioso ad effettuare una rapida ricerca su internet o a darsi sulle gengive il gran tascabile “Albert Einstein, Come io vedo il mondo. La teoria della relatività, Newton Compton Editore, 1975, Bologna”.   Ribadisco che lo scopo di questo Blog non è dare lezioni di matematica, fisica, chimica o di quant’altro (per quello c’è mio fratello, prezzi ragionevoli e risultati garantiti ve lo assicuro), l’idea e il senso di questo mio è riflettere sul comportamento umano attraverso le lenti che ci vengono offerte dalle scienze naturali tutte. In questo spazio virtuale mi diletto, spero non da solo, divagando su antropologia, astronomia, biologia, geografia, geologia, meteorologia e non solo, perché sono convinto che sia l’uomo a dividere in maniera arbitraria e straordinariamente inventiva, ciò che è unico. Come essere umano sto cercando semplicemente di rimettere insieme discipline apparentemente distanti attraverso un’opera altrettanto arbitraria e ingegnosa.   Riprendendo il filo e per non lasciare il discorso a metà dirò che esiste anche una quinta dimensione, quella della luce e di tutte le forze elettriche e magnetiche (Kaluza, Klein), ma il mio ragionamento di oggi si ferma sul tempo.   Come il concetto di tempo influenza il vostro comportamento?   Passato, presente e futuro, innanzitutto. Il tempo è una dimensione nella quale si concepisce e si misura lo scorrere degli eventi, e fin qui siamo tutti d’accordo.  Anche in questo caso l’esercizio proposto anteriormente di relazionare un oggetto, una persona o un evento ad una o più dimensioni, può risultare illuminante. Sapere che un cane era basso, ora è lungo e sarà e largo, ci fa pensare a un cane che si trasforma ma che in realtà non è mai cambiato. Anche in questo caso la nostra percezione cambia come del resto l’attività e il valore associato alla persona, oggetto o evento percepito secondo le dimensioni considerate.  Complicando ancora di più le cose, sempre fuggendo dal senso comune grazie al nostro amico Einstein, lo spazio e il tempo già non possono essere considerate come quantità assolute e distinte, di valore primordiale come aveva supposto Newton, ma intrinsecamente relative, per cui lo spazio non è assolutamente distinguibile dal tempo; sono gli eventi di interazione tra energia e materia che determinano dimensioni variabili dello spazio/tempo nell’universo, vedasi il paradosso dei gemelli e quello della tartaruga irraggiungibile. Sull’esistenza o meno di tempi multipli rimando alle analisi del filosofo Henri Bergson, nel suo “Durata e simultaneità e altri testi sulla teoria della relatività” , la mancanza di un moto assoluto non conduce logicamente all’esistenza di tempi multipli. Il discorso si complica e so che per molti sarà necessario un altro atto di fede ma d’altra parte non si può sapere tutto e anch’io inizio ad avere delle difficoltà. Fisica a parte, tutto ciò mi fa venire in mente che gli antichi greci avevano due modi per definire il tempo, Kronos, il tempo che scorre, e Kyros, il tempo opportuno. Il primo è assoluto, lineare e ad intervalli regolari, oggettivi, il secondo è relativo, non lineare e ad intervalli “divini”, diciamo pure soggettivi.   Ritornando all’esercizio relazionale, che significa tardi, presto, spesso, raramente, lontano, vicino, irraggiungibile o opprimente? Sono persone, oggetti o eventi diversi o si tratta delle stesse cose?   Non so se la matassa si è troppo ingarbugliata però penso che vivendo sulla terra, e non nel vuoto inerziale, tutti questi discorsi non sono poi così astratti e dovrebbero riguardarci in prima persona e poi considerare l’esistenza di più dimensioni apre nuove possibilità, rende la realtà non solo più relativa ma anche più malleabile, aggiunge probabilismo e discontinuità.  Le persone, gli oggetti o gli eventi sono nelle nostre menti e nelle nostre mani o per lo meno non sono così immutabili, dipendono dal movimento, dal magnetismo, da dove si pone la luce… voi che ne pensate?

Forse meglio prendere un the con pasticcini, sta giusto sul tavolino….

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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