Cesare non deve morire a scuola! – parte 1

Stamattina ho partecipato alla proiezione del film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire“, organizzata dall’associazione il Ponte Magico in collaborazione con l’Ufficio del Garante dei Detenuti del Lazio, presso il Liceo Scientifico Morgagni. Ho partecipato in veste di fotografo, anche se in realtà fino all’ultimo aleggiava la possibilità di salire sul palco come counselor educativo dei laboratori teatrali che l’associazione gestisce nel carcere (Casa Circondariale) di Velletri.

L’invitato d’eccellenza al cine-dibattito era Cosimo Rega, trentacinque anni di carcere già scontati, tre omicidi alle spalle, ex camorrista e un premio come Cesar doit mourirmiglior attore al Palm Springs international film festival proprio per la sua interpretazione di Cassio e, recentemente, anche autore del libro della Robin Edizioni, Sumino ‘o falco.

Il regime penitenziario del signor Rega, meglio ancora di Cosimo, visto che ci diamo del tu, credo essere quello dell’ergastolo ostativo. In base all’articolo 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, mod con Legge 356/92, questo tipo di pena nega ogni misura alternativa al carcere e ogni beneficio penitenziario ai chi è stato condannato per reati associativi, Camorra, nel suo caso. Niente permessi, niente lavoro esterno, niente riduzioni di pena per buona condotta, negata la potestà genitoriale, il diritto al voto e al lavoro. Cosimo dice che gli è stata negata anche l’esistenza, visto che, per quanto ho capito io, è stato addirittura eliminato dai registri dell’anagrafe. Tutto ciò in barba all’articolo 27 della nostra Costituzione in cui si stabilisce che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato escludendo qualsiasi trattamento contrario al senso di umanità. Ma il 27 non è certo l’unico articolo a non essere rispettato, c’è per esempio il famosissimo articolo 1, in cui si stabilisce 1 e 11 VAURO che l’Italia dovrebbe essere una Repubblica democratica, fondata sul lavoro in cui la sovranità appartiene al popolo. La mancanza di rispetto sta nel fatto che di lavoro dignitoso e di rappresentatività degna io ne vedo veramente poca. L’articolo 11 è un altro esempio, afferma che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, cosa che continua a dimostrarsi falsa, visti i numerosi interventi pilotati da interessi economici. Ora, rispetto al cine-dibattito del Morgagni tutto questo discorso sulla costituzione sembra essersi dilungato un pò troppo ed essere andato fuori tema. In realtà un motivo c’è e lo svelerò più avanti, per ora basti dire che il discorso sulle regole e sulla legalità nel nostro paese è molto complicato.

Sul palco erano presenti, oltre Cosimo, anche l’organizzatrice dell’evento, Terri Gisi, dell’associazione il Ponte Magico, la preside Loredana Termite (Dirigente Scolastico, sorry), Giuseppe D’Agostino, funzionario della Segreteria del Garante dei Detenuti del Lazio e la sua collaboratrice Patrizia Lanzalaco (in realtà Patrizia ha preferito intervenire a bordo palco 🙂

Cesare al MorgagniAd un certo punto, un ragazzo, lessicalmente impacciato e fisicamente disinvolto, ha preso la parola premettendo che sarebbe stato cattivo. “Vuole fare il bello e dannato” pensai fra me e me, e parallelamente notai che, man mano che il suo intervento andava avanti, l’intera platea stava facendo lo stesso che avevo fatto io, ossia, attribuire un’identità al ragazzo. Ad un certo punto il ragazzo affermò che non era giusto che il carcere tentasse di recuperare la vita di un assassino. I rumori in platea aumentarono: “ma chi è questo, non sa neanche parlare”, “che personaggio!”, “è un giustizialista?”, “…dice che non è giusto che il carcere permetta a chi ha tolto la vita a qualcuno di poter vivere la sua”. Quello che il ragazzo stava dicendo era che un assassino, non potendo risarcire il danno che aveva provocato, nè alla persona uccisa tanto meno alla sua famiglia ed ai suoi cari, doveva scontare una pena che lo mettesse il più possibile nelle stesse condizioni che aveva creato con il suo gesto. In altre parole farlo scomparire dalla società, privarlo della sua libertà ma anche della possibilità di avere, di fare, di essere. Negli interventi successivi numerose sono state le repliche in cui lo si accusava di voler applicare la legge del taglione  o di essere mosso da sentimenti di vendetta che uno Stato non si poteva permettere. Anch’io mi trovavo d’accordo con questi interventi e ho pensato, da subito, che il ragazzo appartenesse alla destra di Monteverde, sempre presente nelle scuole di questo quartiere. I figli della borghesia romana 3.0 non sanno cosa vuol dire nascere a Napoli da una famiglia povera e doversi arrangiare. “E’ una soluzione riduzionista pensare di punire senza sporcarsi le mani e senza affrontare seriamente il problema alla radice”, questo mi dicevo, ma qualcosa dentro di me allo stesso tempo mi spingeva ad approfondire, tanto che ad un certo punto credo che si sia accesa in me una spia di allarme, quella del qualunquismo. Proprio le critiche mosse al ragazzo iniziavano a darmi fastidio, in maniera ancora più forte rispetto a quei sentimenti di sdegno che avevo provato dopo aver sentito il suo intervento. Studenti, professori, preside e istituzioni mi sembravano stranamente compatti e allineati contro il nemico. L’atmosfera era tesa, non si trattava più solo di un dibattito, si stava criminalizzando una posizione. Davanti ai miei occhi si erano creati due schieramenti contrapposti, il barbaro e la società civile, ognuno dei quali stava irrigidendo e gonfiando la sua posizione invece di chiarirla e analizzarla con serenità. Perché quella tensione in un dibattito? Perché quella rabbia, quel rancore? Cosa c’era in gioco? Perche esacerbare così il corso degli eventi? Quanti interessi, quante bandiere e quanta voglia di giudicare e condannare… Perls avrebbe parlato forse di situazioni irrisolta, una situazione di stallo in cui non è possibile andare avanti, cambiare il mondo in modo da ottenerne soddisfazione e nemmeno potete lasciar perdere e scordare l’elemento di disturbo. Mascelle irrigidite e morsi che non lasciano la presa, non strappano il brandello, non masticano e quindi non digeriscono. Qual’è la parte indigesta? Era poi così strampalato il discorso del ragazzo? Failures

Anch’io avvertivo rancore ma nei riguardi dell’istituzione scolastica. Il fatto che il luogo educativo per eccellenza, un liceo, ancora non riuscisse a dare dignità alle differenze. La sensazione che la diversità continua a spaventare e a non essere contemplata in quel mondo. Non la si considera né come portatrice di un bisogno né come possibilità di apprendimento, secondo un’ottica digitale che funziona per concetti e non per analogie. Sai cos’è “A”? No? Allora studialo! Se rispondi che è “B”, nessuno ti dirà che ci sei andato vicino. Se rispondi “E” nessuno ti dirà che hai sbagliato solo vocale. L’errore è semplicemente visto come errore, come deficienza e non come informazione, come richezza.

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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Una risposta a Cesare non deve morire a scuola! – parte 1

  1. paola ha detto:

    Continuate cos, bravi!

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