Cesare non deve morire a scuola – parte 2

Nel post precedente stavo cercando di spiegare la mia irritazione nie confronti della scuola e di come i professori non si riescano ad utilizzare uno dei metodi più semplici attraverso cui la razza umana apprende, imparare dagli errori. La cosa mi esasperava ancora di più, pensando che in quel momento, dal placo, si stava affermando esattamente il contrario.

In modo solidale e caritatevole si sbandierava il principio secondo cui che nella vita tutti possono sbagliare, che anche un ergastolano come Cosimo può essere rieducato. Quel ragazzo era un ignorante, esibizionista e fascista e andava bocciato, anzi già lo era stato, mentre Cosimo orami era una brava persona. Tutto questo mi suonava troppo a doppio legame (Double bind) e la mia responsabilità di psicologo stava scalpitando tanto quanto il mio passato di adolescente deviante, ve lo assicuro. Interdit

Un’altra emozione che mi attraversava il corpo e anche la mente, scaturiva da un’altra serie di commenti che gli venivano rivolti. Più che commenti erano rimproveri, correzioni o negazioni rispetto ai sentimenti e/o pensieri che stava cercando di esprimere in quel momento. Ma le emozioni non sono mai sbagliate, così per lo meno affermano i gestaltisti. Le emozioni si provano. Le attribuzioni, le interpretazioni possono essere fuorvianti, i comportamenti, le abitudini  controproducenti, ma le emozioni ci sono, punto e basta, sono qualcosa di reattivo e adattivo. Sono come le sensazioni, se hai caldo non è sbagliato. In quella sala si stava invece tentando di normalizzare, di correre ai ripari, di soffocare focolai di intolleranza e  “Secondo me il ragazzo voleva dire”, “secondo me il ragazzo lo ha detto in preda alle emozioni” e via dicendo.

Allora, visto che il dialogo fra le parti in sala veniva meno, ho iniziato ad averne uno interno io. Ho sono immaginato la mia parte più intransigente (A) messa a confronto con la mia parte più maieutica (B). Una specie di brachilogia socratica, fatta di frasi concise e sentenziose, volta a “tirar fuori” i pensieri assolutamente personali che si nascondono dietro affermazioni così generali.

 Ma ora bando alle ciance, o no, sto bandendo!!! Difficile non farsi influenzare 😉 comunque volevo dire, buona lettura:

A – Risolvere il problema alla radice!

B – …ma siamo sicuri che la radice sia la persona? E se la radice fosse qualcos’altro? Se la persona fosse il frutto del problema e non il problema in sè?

A – Il criminale ha la sua responsabilità, il frutto è il crimine non è il criminale!

B -…beh, supponiamo allora che il criminale non sia il frutto ma neanche la radice, potrebbe essere allora un’altra parte della pianta. Se fosse il ramo che ha dato il frutto, siamo sicuri che tagliando il ramo elimineremmo o arrecheremmo un danno alla pianta del crimine?

A- …beh, comunque tagliare i rami non nega la possibilità di voler tagliare anche la radice, quindi iniziamo con quello che abbiamo tra le mani, tagliamo il ramo!

B- …e se tagliando un ramo la pianta acquisisse più forza? Se togliere una parte significasse legittimare il tutto?

A- …. non capisco…

B- …se tagliare un ramo rendesse più difficile togliere la pianta, perchè magari rafforzerebbe la radice…

A- Fammi un esempio pratico.

B- …il conflitto israelo-palestinese!

A- Ecco, appunto, eliminando tutti e due si estirperebbe il problema alla radice!

B- Ne sei sicuro?

A- Non lo so…

B – Forse non si tratta di eliminare ma di aggiungere.

Questo dialogo interno, improvvisamente mi ha aperto un grande orizzonte. La mia rabbia nei riguardi delle affermazioni del ragazzo è scemata, ho integrato il suo punto di vista, mentre è stato più difficile integrare il disprezzo, la paura e la negazione avvertita in sala. Non voglio e non credo che sia giusto colpevolizzare o ammonire qualcuno per i propri sentimenti o pensieri, soprattutto in un contesto educativo come quello in cui eravamo. Il problema qual’è? Il problema in fondo è comune, è eliminare il problema, possibilimente alla radice. C’è chi lo farebbe in un modo, chi in un altro. Il come specifica il cosa, è vero, ma colpevolizzando ci si allontana, si crea odio, risentimento, e farlo mentre si parla di rieducazione e di pace per me diventa un ossimoro insostenibile.

Morgagni boys

Dopo aver immaginato il dialogo mi sono quindi messo in fila insieme ai ragazzi per intervenire, ma poi non c’è stato tempo e quindi ho pensato di metterlo sul Blog! Ho anche pensato che se capiterà di nuovo l’occasione di salire sul palco sarò lieto di accompagnare il dibattito, con il coraggio delle mie idee, l’esperienza della mia professione e la saggezza dei miei modi…

Da ultimo finirei con la frase di Cosimo con cui si chiude il film:

Da quando ho conosciuto l’arte, ‘sta cella è diventata ‘na prigione

Io la interpreto così in questo momento: la creatività dell’arte può aiutare a trovare dei nuovi modi per vivere e non solo sopravvivere. Convivere, nel rispetto, nell’ascolto delle affermazioni, nella ricerca di approfondimenti e nella responsabilità dell’azione. Anche la parola è azione, perchè non si limita a descrivere ma crea la realtà. Il linguaggio utilizzato in quel momento del cine-dibattito mi ha turbato perché ha creato inizialmente in me un sentimento di rabbia e di ostilità, ed ho avvertito che non ero l’unico. Poi ho capito che anche se il ragazzo stava creando realtà equivoche o preoccupanti, stava a noi “adulti” aiutarlo a chiarirsi le idee, senza però lanciargli addosso le nostre paure. Lo spavento crea “opposte fazioni” più che l’ideologia  perchè estremizza le posizioni,  irrigidisce gli schemi…

  • I fatti (descrizione della realtà percepita) possono essere veri o falsi;
  • I giudizi (interpretazioni della realtà percepita), fondati e infondati, e le opinioni (convinzioni in assenza di precisi elementi di certezza), valide e nulle;

Prima di tutto è lecito chiarirsi le idee pensando se si risponde ad un fatto o ad un giudizio. Se si risponde ad un fatto vanno portate delle prove. Se si risponde ad un giudizio, lo si può fare in due modi:

  • con delle affermazioni, che sono parole che si conformano al mondo percepito;
  • con delle dichiarazioni, in cui è il mondo a conformarsi alle parole;

Degli esempi di dichiarazione sono il dire “Si”, il dire “No”,  “Non sò”, “Grazie”, “Scusa”, sembrano quasi risposte automatiche, ma in realtà modificano il mondo a partire da quel momento. Un altro tipo di dichiarazione è la richiesta, chiedendo qualcosa io dichiaro ciò che voglio. Un’altro tipo è l’offerta, in altre parole offrire noi stessi come possibilità di risposta, esporci. Se la richiesta viene accettata avremo creato una promessa.

La nostra identità pubblica è strettamente legata al modo in cui si compie questa danza. Quanto più manteniamo le nostre promesse, i nostri impegni, quanto più generiamo fiducia, e questo aumenta le nostre possibilità di generare nuove azioni e accresce il nostro potere, nel senso buono del termine. Gli impegni  presi servono a generare futuro, coordinare nuove azioni, stabilire nuove relazioni, ma anche semplicemente a mantenerle e migliorarle.

Al contrario, quando si violano i nostri impegni, si perde la fiducia e il potere di coordinare nuove azioni, chiudiamo il futuro e le nostre relazioni si logorano e ne escono danneggiate.
E’ un discorso che la scuola, la famiglia e la politica dovrebbero capire prima ancora che le aziende! Per ulteriori approfondimenti vi consiglio di approfondire i temi legati all’Ontologia del Linguaggio di Austin e Echeverrìa.

La cosa certa è che le idee non mancano in questo paese, è solo difficile farsi ascoltare, trovare un appoggio solido e leale e non ritrovarsi ad un tratto, banali, stupidi ed ingombranti bastoni fra le ruote. Non so, è come se le idee dipendessero troppo dalle persone. Se una persona dice una cosa, la reazione immediata è che tale persona l’ha detta perchè lei è in un determinato modo, del tipo: “Che ha detto?”,  “Lo ha detto perché… “, “Si ma che ha detto?”, “Lascia stare, ma non lo vedi che lo ha detto perché…”, “Si ma intanto lo ha detto, poi se lo ha detto per un motivo diverso si vedrà! E poi potremmo anche chiedergli perchè lo ha detto”, “Eh, ora ti metti a chiederglielo, poi sembra che tu…”, e via dicendo. Quindi l’Italia rifiuta la guerra ma la frase sicuramente era stata detta per un motivo, non è inequivocabile insomma, bisogna capire sempre la situazione, le persone, il momento, le parti coinvolte, le conseguenze, chi è il più forte, magari trovare delle larghe intese sottobanco in modo da non scomodare neanche la Costituzione. Chi crede nella costituzione e nella giustizia e imparzialità dello stato, è un illuso, e farebbe meglio a trovarsi subito un protettore o a cambiare paese. Certo, quante speranze tradite…

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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