Si è liberi solo entro i propri limiti_02

Il compito sull’ascolto di sé e dei propri limiti percettivi, emotivi era solo l’inzio di un percorso che si stava delineando.  Il “secchione snob invisibile” non vede il limite perchè è sempre nel giusto, il “somaro casinista disinvolto” non vede il limite perché tanto è sbagliato. Fu proprio allora che tornai a rileggere quella frase di Mariella Sassone, ripensando al fatto che queste due modalità rappresentavano due forme diverse, per i ragazzi, di essere in balia di se stessi. La scuola mi disse che purtroppo non c’erano fondi per finanziare un mio intervento in aula e allora pensai a come la tutor potesse favorire un’altro punto di vista sul senso del lavoro per le vacanze che non avevano portato a compimento. Iniziando da queste premesse ho scritto un testo sui limiti che mi è uscito di getto. E’ una bozza per me che poi dovrò riadattare, ve la trascrivo tale e quale:

Se un albero cade nella foresta e nessuno lo sente, fa rumore?

foresta_albero_caduto_N

La nostra percezione è un fatto soggettivo e personale, le cose esistono sono quando le percepiamo e come le percepiamo, la nostra percezione è quindi limitata.

Il verde della mela dove esiste? Com’è il sapore della mela?

La domanda è meno sciocca di quanto sembra e sia la filosofia che l’epistemologia si sono cimentate nel suo approfondimento. Aristotele pensava che tutte le qualità degli oggetti facessero parte dell’oggetto stesso, l’albero che cade fa rumore, la mela è verde. Ma la scienza più tardi ha dimostrato che la mela non è verde per tutti, un cane per esempio la vede grigia, essendo cieco al colore rosso-verde, un po’ come per i daltonici. Furono queste scoperte che favorirono la rivoluzione filosofica degli empiristi inglesi del XVIII secolo (soprattutto Locke, Berkley e Hume) secondo i quali l’essenza di un oggetto non sta nella cosa in sé ma nella percezione di colui che lo percepisce. Di che colore è la mela dunque? Dipende dai nostri sensi, da come sono fatti, da quali sono i loro limiti. Pensate agli ultrasuoni, esistono anche se non possiamo sentirli?

Sono i miei sensi a permettermi di avere un’esperienza del mondo, e quanto più affinati sono i miei sensi quanto più mondo esiste. Oltre ai sensi poi c’è il lavoro qualitativo svolto dalla mente che rifinisce la percezione trasformando il segnale in categorie, nel nostro caso succosa, pastosa, fragrante, ecc. Per chi ha visto il film Martix dei fratelli Wachowski, sappiate che è pieno di spunti filosofici e basato proprio sulla concezione empirista della realtà. In questo senso si può parlare di plasticità della realtà in quanto elemento variabile a seconda di chi la percepisce e del come la percepisce (per chi volesse concedersi un momento di distrazione a tema vi propongo, Meatrix I, la rivisitazione tragi-comica del film in chiave ecologista).

L’oggettività e la soggettività sono quindi momenti illusori perché abbisognano l’uno dell’altro per dispiegare le loro potenzialità comunicative. Solo una volta riconosciuto un significato come plausibile si è in grado di metterlo in discussione così come solo sul fondo di una precedente illusione si può fare l’esperienza della disillusione. Strettamente collegata a tali concetti è la natura narrativa dell’esperienza, che prende senso attraverso il doppio ruolo che riveste il soggetto, quello di protagonista e di narratore delle proprie storie. Per dirla con le parole di Rafael Echeverría, “los seres humanos son historias dentro de historias, todas ellas producidas por nosotros mismos” (Ontología del lenguaje, 1998).

Pipe Magritte

Tutto questo per dire che la percezione e la cognizione vanno a braccetto nella rappresentazione della realtà. La Psicologia della Gestalt attraverso l’utilizzo delle illusioni ottiche afferma che i fenomeni di completamento nella visione, nell’udito, nel tatto, ecc., hanno tutti in comune la produzione attiva, da parte dell’osservatore, di elementi non rappresentati ma che vengono tuttavia intuiti o direttamente percepiti quando si esaminano certe configurazioni. Il completamento nella percezione è un pocesso guidato dalle aspettative dell’osservatore, e mira a confermare e consolidare gli schemi mentali di chi percepisce, in accordo con le esigenze conoscitive biologiche di congruenza e regolarità, di spiegazione e previsione. Lo stress, il tono emotivo, l’umore, la motivazione, influenzano non solo la percezione ma anche il pensiero, la categorizzazione e l’elaborazione delle emozioni.

Ritornando in aula, un compito percepito come privo di senso sarà quindi un limite dell’alunno e/o del professore che ci parlerà di lui. Il limite infatti non è un problema in sé, perché sempre esistono dei limiti, siamo degli esseri finiti e, come abbiamo visto, anche la nostra mente tende a finire le cose, completandole con la coerenza per non frantumarsi in mille pezzetti. In questo senso i limiti ci de-finiscono e si può patire proprio da loro per prendere consapevolezza di noi e scoprire defferenti possibilità d’azione.

Solo entro i nostri limiti siamo liberi, se non ce li diamo ci rendiamo schiavi di noi stessi.

Non essere consapevoli dei propri limiti ci porta a considerare che il mondo coincida con noi stessi, grazie Mariella. Il limite infatti definisce la relazione fra oil wateruna cosa e un’altra, fra me e te, fra l’acqua e l’olio, fra il bene e il male, ed è nella relazione che le due cose acquistano senso e si definiscono reciprocamente. L’olio non è sempre così, è cosi quando sta nell’acqua. La realtà si relativizza perché qualsiasi informazione è il frutto di una differenza. Per chi volesse approfondire questo discorso consiglio due riferimenti illuminanti, Gregory Bateson e la teoria delle Polarità secondo la Gestalt.

Compito dell’educatore, operatore sociale, psicologo o quant’altro, è quello di riportare la narrazione nella realtà restituendo veridicità al l’affermazione e responsabilità all’autore rispetto alla coerenza o alla verosimiglianza di quello che dice.

Un discorso simile riguarda la nostra plasticità dell’Io, ma questo lo svilupperò meglio nel prossimo post!!

Stay tuned

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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