Terapia di coppia 03

Perls definiva il sé un “complesso sistema di contatti necessario per l’adattamento in un campo difficile”.

Il sé si trova sulla linea di demarcazione tra organismo e ambiente, è fatta di entrambe le componenti, appartiene quindi ad entrambi. Come sono dipende da me e dal contesto naturale-storico-culturale in cui vivo.

Nelle situazioni di contatto, il sé è il potere che forma la gestalt del campo (Lewin)  e anche in questo caso non è un contenuto nella forma del contatto ma è un processo della figura/sfondo nella situazione di contatto. Il rapporto dinamico fra figura e sfondo, acquisisce senso nell’eccitazione esistente nelle situazioni di contatto, che si evolve man mano che la situazione incompiuta tende a completarsi.

Il sé è una differenza che è provocata da un’avvicinamento ma anche da uno spostamento delle linee di demarcazione del contatto. Questo concetto è simile a quello di “informazione” che da Bateson, ossia, notizia di una differenza. Mi spiegherò meglio offrendovi uno dei suoi esempi più illuminanti. puntasecca

Prendiamo un foglio e, con una penna o una matita, traccio una linea ben marcata, fino a dargli uno spessore. Se poggio il polpastrello perpendicolarmente al segno, non lo sento, ma se sposto orizzontalmente il dito avrò la percezione della differenza di spessore tra la carta e la linea da me marcata: avrò così ottenuto, grazie a questa notizia di differenza, l’informazione della linea sulla carta. Per l’organo sensoriale della vista il discorso è lo stesso poiché quando guardiamo una scena i nostri occhi, in realtà, non sono del tutto fermi ma compiono costantemente dei piccoli movimenti  definiti microsaccadi. Se un’immagine viene artificialmente stabilizzata sulla retina, eliminando ogni movimento a essa relativo, la visione scompare dopo circa un secondo e l’immagine svanisce. Tornando alla psicologia della Gestlat, e alla terapia di coppia in particolare, il conflitto risulta essere un qualcosa di veramente molto prezioso. “L’amore non è bello se non è litigarello” come ci ricorda Jimmy Fontana, o per dirla con le parole di Perls, “sedare il conflitto porta alla noia o alla guerra” (1969). Risulta quindi particolarmanete importante saper attraversamento il conflitto, per trarne vitalità e crescita vera.

In psicoterapia della Gestalt il sé, l’io e l’es vengono scritti in minuscolo perché sono concetti che fanno parte di un processo olistico indivisibile e non sono quindi istanze oggettive.  Sono tuttavia utili a comprendere meglio pensiero, emozioni e comportamento umano. Parlando del sé, esso sembra avere tre funzioni principali:

  1. Funzione Es: ha una natura passiva, è pura reazione e ha a che fare con “ciò che ci succede” senza che noi si abbia la possibilità di decidere o di intervenire. La funzione “Es” si manifesta nella fase del pre-contatto, come sensazione (contrazioni allo stomaco, modi ficazioni della postura, alterazione del respiro e così via), come reazione automatica rispetto a quelle pulsioni interne e bisogni vitali che ci spingono ad organizzarci come schema corporeo nel fronteggiare l’ambiente, nell’evitare gli ostacoli, nel prepararci all’azione, ecc.

  2. Funzione Io o Ego: ha una natura molto attiva, è pura azione e ha a che fare con “quello che ci permettiamo di fare” perché ci siamo presi la libertà di farlo. In questo senso le cose non ci succedono, le facciamo. Le “resistenze” che proviamo nel fare determinate cose sono dei disturbi di questa funzione, ciò che Goodman definisce “perdita della funzione ego”. La funzione “Ego”, o “Io”, nel ciclo dell’esperienza Gestalt, corrisponde alla presa di contatto e al contatto pieno. Si sceglie in sostanza in che misura entrare nella relazione, mobilizzandosi nei limiti delle nostre possibilità.

  3. Funzione Personalità: ha una natura riflessiva, è pura identità e ha a che fare con l’idea che ci siamo fatti di noi stessi attraverso le nostre esperienze di vita. L’immagine che abbiamo di noi stessi, il modo in cui ci rappresentiamo, la somma delle esperienze di vita che abbiamo accumulato e che hanno creato il nostro senso di identità, ci permette di riconoscerci e di integrare le nostre esperienze. La funzione “Personalità”, nel ciclo dell’esperienza, si manifesta nel pre-contatto, come orientamento, e nel post-contatto o ritiro, come assimilazione.

L’Ego è un atteggiamento accomodante, si è formato in determinato momento a causa di un “perché” che la Gestalt non vuole andare ad analizzare. Ciò che conta per la Gestalt è se quello dell’Ego propone un comportamento che ha ancora senso o se il comportamento, che è stato stabilito molto tempo fa, non funziona più e crea solo disordine, impedendo che il ciclo di esperienza si concluda.

Questa ripetizione inconsapevole di vecchie azioni è dovuta alla formazione di “figure fisse” o “Gestalt bloccate”, quello che in psicoanalisi si chiama “coazione a ripetere”. Uno degli esempio più fastidiosi si traduce in quella tendenza, del tutto inconscia, a porsi in situazioni penose o dolorose, senza rendersi conto di averle attivamente determinate, né del fatto che si tratta della ripetizione di vecchie esperienze.

Il campo in questo caso sarebbe rappresentato da una funzione del tipo C=(O/A)∞ dove il tempo non esiste o meglio è come se fosse sempre lo stesso, infinitamente uguale.Io Tu

In alcuni casi si parla di “somatizzazione del sintomo” quando una condizione psichica si trasforma inconsciamente in organica, e di “semantizzazione del sintomo” quando il sintomo è legato ad una storia, ad ha una narrazione, che continua ad influenzare il comportamento anche se completamente fuori luogo.

Es. Ansia: il classico caso in cui il paziente arriva con un interrogativo ( che mi succede?) . Se non sa cosa succede e perché ha l’ansia un buon consiglio è lavorare sul Ego, se ha delle forme fisse di risposta, valorizzate nell’infanzia e che continuano nel presente (introiezioni).

Nel contatto con l’ambiente, e quindi con l’altro, la Psicologia della Gestalt distingue differenti livelli, funzioni, zone e frontiere.

Livelli di contatto: il contatto non dipende solo da cosa si fa o si dice, ma anche a chi si dice, come, si dice, dove , ecc .

Ad esempio, non è lo stesso se i soggetti di un’azione sono madre-figlio o una coppia o degli amici.

  • Contenuto ( che ) ” che fai? ” informazioni verbali
  • Relazione ( il chi, dove, ecc ) ” come si fa ? ” informazioni non verbali.

Funzioni del contatto: il primo livello di formazione è quello di sviluppare modo Gestalt . Significato si usa più ? ( Yin ) dall’interno verso l’esterno , qualcosa di intimo : sguardo, voce, ( Yan ) dall’esterno , come l’intuizione , l’estetica : olfatto, tatto, gusto

Zone di contatto: intimo , personale, sociale , pubblico . Dove ci si sposta meglio?

Frontiere del contatto: cambiano continuamente, normalmente nell’infanzia sono più diffuse e in età adulta più stabilite e rigide. Il problema non è il tipo di confine e il comportamento da adottare, ma il non saper cambiare modalità nel tempo. In una coppia, se le frontiere sono blande, indefinite, ci sarà molta intimità con il rischio di asfissia e gelosia, se c’è invece più definizione e rigidità, ci sarà molta socievolezza con il rischio di mancanza di passione e interesse.

Quando in una relazione c’è una Gestalt non è chiusa, un contatto non portat a termine, in questo caso diciamo che il confine, la frontiera, diventa un terzo elemento nel rapporto tra l’organismo e l’ambiente.

Nel caso della coppia, tra l’Io e il Tu, ci può essere ad esempio un desiderio, un bisogno, un figlio o l’aver creato un “noi” che si è cristallizzato, diventando un mito.Coppia

 Un altro esempio : se uno dei tre figli se ne va di casa, e la madre è depressa per la paura della perdita, il sintomo è il suo confine con il figlio, la frontiera tra madre e figlio si fa terzo elemento.

La terapia di coppia è pura poesia!

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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