Porta aperta per chi porta?

Questo articolo nasce dall’elaborazione di alcuni appunti, presi durante una riunione avuta con un gruppo animalista. L’incontro, oltre ad essere un’opportunità di lavoro, è stato un’occasione per ripensare alla mia scelta di essere vegetariano e alle forme di sensibilizzazione collettiva che, più o meno intenzionalmente, ho utilizzato.1800x790-banner

E’ da 14 anni che sono vegetariano, o meglio, ho una dieta priva di carne non biologica. Di carne ne mangio comunque poca, stessa cosa vale per i prodotti di origine animale. Iniziai in Germania nel ’92, quando degli amici mi parlarono per la prima volta delle numerose conseguenze economico-ecologico-etico-sociali legate al mercato della carne. Tornato in Italia, amici e familiari avevano difficoltà a concepire la cosa, difficilmente rispettavano la mia scelta e, abbastanza frequentemente ero oggetto di scherno e di sabotaggio. Non ho mai cercato di fare proselitismo, limitandomi a dare spiegazioni solo se l’interlocutore era seriamente interessato e, anche in quei casi, il dibattito era spesso acceso e, apparentemente, sterile. Quando si riflette sulle scelte di vita differenti dalla propria, spesso ci si mette in discussione, ci si sente giudicati e si giudica l’altro, cose che richiedono una certa consapevolezza, presenza e saggezza per evitare di cadere nella violenza e nel qualunquismo.

Chiusa la parentesi personale, tornando all’incontro con gli animalisti, l’intervento per il quale ero stato convocato riguardava il miglioramento delle capacità comunicative dei volontari che lavorano ai banchetti di sensibilizzazione e raccolta adesioni. Le numerose difficoltà riscontrate nel fare presa sulle persone, a prescindere dal tema affrontato, ha portato i responsabili dell’associazione a ipotizzare un possibile problema relazionale tra il volontario e il cittadino, molto più trasversale e generale di quanto avevano previsto inizialmente.animali ambientereferendum

Una delle ipotesi che formulavano era che l’uso di uno stile comunicativo troppo spesso saccente, altrettanto spesso potesse spingere la gente ad allontanarsi più che incuriosirsi. Questa affermazione, apparentemente ovvia, nascondeva, allo stesso tempo, qualcosa di meno evidente. Ho provato quindi a disgregare il significato di quell’aggettivo, saccente, facendone uscire alcuni sinonimi. Stile comunicativo rigido, inflessibile, fiscale, duro, severo, intollerante, implacabile, radicale, estremista, fanatico e settario. Rileggendo con più attenzione gli aggettivi, ho avuto la sensazione che quegli stessi volontari, a prima vista innegabilmente ostili al dialogo, avevano avuto bisogno di quegli atteggiamenti per riuscire a vincere il conformismo del senso comune e appoggiare la causa animalista. Un’ipotesi di ricerca potrebbe essere allora quella di verificare se questi atteggiamenti esistono e sono cristallizzati e se ciò porta la persona ad escludere la società dal suo punto di vista più che cercare di includerla. Ciò giustificherebbe anche un altro elemento emerso dall’incontro, quello di un’emotività monotona, nel senso di invariabile, del volontario nella relazione con l’altro. Ciò potrebbe spiegarsi considerando che le forti opinioni, credenze e principi razionali con cui il volontario gestisce la propria vita individuale e sociale, hanno creato uno stampo relazionale che condiziona il loro essere al mondo. All’ora di affrontare qualsiasi tema legato alle tematiche animaliste, l’altro si generalizza, e la reazione diviene univoca, le emozioni che provoca l’altro si “retroflettono” sulle proprie credenze che ne determinano l’output.

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“Il gatto della credenza quello che fa pensa”

E’ forse questa la spiegazione di questo detto romanesco che utilizzava mia madre e che continua a perseguitarmi senza che riesca a coglierne a pieno il suo significato?

“Il gatto della credenza quello che fa pensa….”

Comunque, lasciando stare gli enigmi romaneschi, il concetto è che in questi, come in altri casi simili, sarebbero le idee a reagire e non la persona. E’ come se la necessità di distinguere i propri comportamenti da quelli dell’altro bloccasse i neuroni specchio, e quindi quella famiglia di cellule cerebrali che permettono all’essere umano di reagire in modo speculare alle azioni e alle intenzioni di un suo simile. L’empatia ne risulterebbe chiaramente compromessa sfociando in aggressività, antipatia, arroganza, presunzione, insolenza, boria, altezzosità, tracotanza o al contrario indifferenza, inedia, emarginazione, esclusione, allontanamento, estromissione, ghettizzazione, segregazione. In entrambe i casi l’elemento ideologico e razionale perde il suo valore dialogico e diviene barriera dalla quale attaccare, o nella quale rinchiudersi, più che opportunità espressiva e relazionale.

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Il confronto verbale è tutt’altra cosa, è un mezzo utile per esprimere sentimenti diversi e discutere idee non necessariamente contrapposte. L’etimologa della parola dialogo è, in questo caso, illuminante, perché fa riferimento all’azione di passare attraverso (dal greco dià, “attraverso” e logos, “discorso”). Se immaginiamo ogni tema come una porta, le porte di accesso ai temi animalisti, come del resto alla maggior parte delle questioni etiche, politiche e sociali più in generale, ci sono e sono molte, ma troppo spesso l’impressione che ho è che abbiano un solo battente. Un solo battente significa poter aprire solo in un senso, verso l’interno, nel nostro caso, e mai verso l’esterno.

“Con noi o sei contro di noi”

“O tutto o niente”

“O ti mangi questa minestra (vegana, ovviamente) o ti butti dalla finestra”.

Una comunicazione di questo tipo, trasforma la porta in un varco molto più aggressivo di quello dei saloon, a due battenti, dove entra ed esce chi vuole e anche in malo modo. Sono convinto che esiste una possibilità di dialogo fra qualunquismo e l’attivismo, che nessuno nasce consapevole ma che tutti lo possano diventare, seppur in modo diverso. Le porte sono tante e forse più che rinunciare ad aprirle bisognerebbe riprovare a scegliere quella più adatta a soddisfare necessità e bisogni. Che ne dite di provare la porta scorrevole? Riflettendoci, può essere una buona alternativa, occupa poco spazio, non invade nessuno, e lascia la possibilità di decidere quanto aprire..

.Bocca porta

L’articolo volge alla fine, vi lascio con l’ultimo detto, che poi è diventato una filastrocca…

“Porta aperta per chi porta, chi non porta parta pur,

chè non importa aprir la porta, parta parta pur….”

 

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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