Un lavoro d’oro, un LAV oro…

La realizzazione della formazione LAV è stata sorprendente, molto dinamica e ricca di spunti. Ricordo brevemente gli obiettivi dell’intervento:

  • Cambiare il tipo di comunicazione delle persone, sia verso l’interno (equipe di lavoro, sedi locali e relazioni dalle e per le sedi) che l’esterno (tavoli e banchetti, manifestazioni, eventi, interventi animali, scuole, istituzioni);

  • Potenziare l’identità degli animalisti rispetto alla loro disponibilità al dialogo e all’empatia;

  • Rendere l’equipe di lavoro dei volontari un generatore di soluzioni creative rispetto all’utilizzo del problem solving.

Il programma ha proposto delle attività volutamente provocatrici e disorientanti, che non hanno certo lasciato indifferenti i partecipanti. La nostra strategia è stata infatti quella di presentare diversi contesti problematici da risolvere, in cui, oltre alla consegna, il senso dell’attività e le procedure necessarie per affrontarla non erano note. Le persone erano costrette dalla situazione, in poche parole, ad attivare le proprie capacità d’osservazione, analisi, iniziativa, creatività, organizzazione, leadership, empatia, e di lavoro di gruppo.

Puzzle

L’ipotesi operativa di fondo è quella per cui, per arrivare a rivedere i propri canali di comunicazione, è necessario mettere in gioco le modalità relazionali cercando di codificare gli scambi per renderli intellegibili, senza perdere la propria identità e adattandosi al contesto. In tal senso, la metodologia attiva è quanto mai adeguata, perché offre un’opportunità di verifica, valutazione e valorizzazione del fare quotidiano, senza infondere dei saperi e delle pratiche provenienti dall’alto. Il vantaggio è quello di poter condividere i diversi know how dei partecipanti, all’interno di attività che permettono a loro stessi di utilizzarli e valorizzarli. Lo scambio di contenuti e di modalità mediante procedure unificanti, rende la formazione interoperabile, ossia utilizzabile da persone non omogenee, ossia diverse per capacità, cultura, atteggiamento o quant’altro, in maniera più o meno completa e priva di errori, con affidabilità e con ottimizzazione delle risorse. Formazione LAV

In questi casi, il compito di un formatore è quello di creare il contesto, definire l’obiettivo, mettere le persone in situazione, accompagnarle durante il processo e offrirle supervisione. Se si lavora in coppia, o in più formatori, è fondamentale avere una buona intesa, essere d’accordo sui contenuti, sulle tecniche e sulla metodologia, oltre che sugli obiettivi chiaramente. Intervenire, alternarsi, sovrapporsi, lasciare lo spazio agli altri, significa essere capaci di co-gestire l’ascolto, la parola e l’agito, in situazioni uno-a-uno, uno-a-molti, molti-a-molti. Con Gian Luca è particolarmente piacevole lavorare, perché c’è molta stima, complicità e voglia di apprendere l’uno dall’altro. Il nostro è un lavoro di squadra che nasce nella progettazione, continua nell’intervento e si ritrova nella valutazione.

Cappello bianco

L’aspettativa era alta e siamo stati esigenti con noi stessi e con il gruppo, cercando di mantenere un impegno costante e uno sforzo necessario ad attivare, nel singolo e nel gruppo, la disponibilità al confronto, la condivisione dei riferimenti professionali e degli stili personali. Individuando nuove strategie nella gestione del problema, l’obiettivo di ridurre la resistenza al cambiamento e di migliorare la qualità relazionale è stato in fine raggiunto!!

Prendere maggiore coscienza dei propri bisogni, dei propri limiti, delle proprie competenze e della propria storia, diviene il primo passo per incontrare quella parte di sé che offriamo nella relazione con l’altro. Il passo ulteriore è quello di riconoscere l’altro, la parte di sé che mette in gioco, e cercare di interagire senza dover rinunciare alle rispettive identità. Passività, aggressività, assertività, ad esempio, divengono allora delle parole vuote se non vengono attualizzate nel presente della relazione. Non si tratta infatti di ancorarsi ad un idea di sé immutabile, al contrario, mettersi in gioco significa essere disposti a vivere lo spazio che si crea tra me e me quando entro in relazione con l’altro.

Collage

L’opportunità espressiva e relazionale acquisisce un valore dialogico, come dicevo nel post precedente, offre argomenti da attraversare su cui poi poter discutere, finito il viaggio, dei fatti avvenuti, dei pensieri e delle emozioni avute, delle difficoltà e delle soluzioni trovate, delle considerazioni e delle informazioni utili nell’eventualità di dover affrontare una situazione simili. Oltre alla progettazione e alla supervisione dell’intervento il formatore deve anche essere in grado di proporre argomenti o situazioni particolarmente utili nel “qui e ora” dell’interazione e quindi pertinenti.  Saper scegliere, ad esempio, se spingere più verso la riflessione o verso l’azione, se variare il tipo di interazione prevista, creando momenti di sviluppo personale, duale, di gruppo o di comunità. Non esiste il modo migliore in assoluto, tutto va relazionato. Gli stessi metodi basati sul problem solving, a me tanto cari, risultano inefficaci se il gruppo non è motivato e coeso. Molto più efficace diverrebbe allora, proporre situazioni più tradizionali, basate sulla trasmissione di conoscenze o sull’imitazione di pratiche.

6 Cappelli 01La pertinenza dell’intervento è come l’aderenza dei pneumatici, da un lato è un dato oggettivo, dall’altro è una necessità soggettiva del pilota. Le ipotesi che sostengono la progettazione dell’intervento, e che si rifanno ai risultati emersi dall’analisi della domanda della committenza, devono rapportarsi con la realtà che si manifesta in aula, una volta conosciuti i destinatari reali dell’intervento. E’ fondamentale quindi saper adattare il programma della giornata al “qui e ora” del gruppo di formazione. Occuparsi dell’ingegneria della formazione non è facile perché per progettar si tratta di trasformare le idee in attività, altrettanto difficile è occuparsi della gestione dell’aula, perché per programmare si tratta di trasformare le attività in opportunità di sviluppo.

Role playing

Qual’è il segreto? La risposta è nascosta in un processo alchemico che ha bisogno di costante applicazione pratica e di un notevole impegno intellettuale, per cercare di far in modo che ciò che sta in basso sia come ciò che sta in alto. Credo che si tratti di facilitare uno scambio, cercare di far entrare in contatto le persone con il tutto che è nelle parti, e quindi anche in loro, e con le parti che sono nel tutto. Chiaro no? una cosa è chiara, almeno per me, ed è che lo scambio diviene proficuo se alla continuità, vicinanza e coerenza metodologica di chi propone l’intervento, si unisce, la fiducia, l’apertura, la creatività di chi lo riceve. Autorizzarsi a vivere insieme il presente, seguendo quel sottile e occulto fuoco magico interiore che ci spinge a giocare con quel vuoto.

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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