Coaching Ontologico 01

Oggi, alla vigilia di un intervento di formazione, ho il piacere di parlarvi di un approccio psico-educativo che ho già più volte citato in questo Blog, quello dell’Ontologia del Linguaggio. Non si trovano molte notizie in italiano, io ho avuto modo di studiarlo e di integrarlo alla mia pratica lavorativa nel periodo in cui lavoravo in Spagna. Reputo questo approccio molto interessante non solo perché si integra benissimo con le idee e i principi fondamentali della psicologia della Gestalt, ma anche perché è molto orientato alle pratiche, dell’educazione attiva e interattiva.

Una delle principali figure di riferimento è il biologo cileno Humberto Maturana, le cui teorie hanno avuto un grande impatto in diversi settori, non necessariamente scientifici. Le sue idee, infatti, hanno influenzato diverse branche del sapere come, tra le altre, l’epistemologia, l’etica o le teorie della comunicazione.

Autopoietic

Nel 1970 parla del concetto di “autopoiesi” (da Auto: se stesso e Poiesis: creazione, produzione, costruzione) che significa auto-organizzazione, cioè la capacità di un sistema di organizzarsi in modo tale che l’unico prodotto che ne possa risultare è se stesso. Non c’è separazione tra produttore e prodotto. L’essere e il fare, di una unità autopoietica, sono inseparabili, e questo è il suo modo specifico di organizzazione. La nostra esperienza è legata alla nostra struttura in un modo indissolubile. Non vediamo lo spazio del mondo in cui viviamo ma solo il nostro campo visivo.

Ogni essere vivente, ogni persona, si sviluppa e cambia perché ha la libertà di creare e sopravvivere. La libertà di creare sé stesso è la libertà fondamentale della sua vita. Un’attuale definizione di vita in biologia dice che qualcosa è vivo se è in grado di auto-prodursi. Ogni essere vivente è l’autore della propria esistenza e continua a creare sé stesso durante tutta la sua traiettoria di vita. In passato, abbiamo pensato alla libertà come idea politica, o riflettuto sul libero arbitrio come concetto spirituale. Tuttavia, ora grazie alla biologia, appare come una condizione di vita irrinunciabile. La vita stessa dà a sé stessa la libertà di poter esistere e senza questa libertà di creare non c’è vita.

Questo nuovo paradigma, che fu chiamato da Humberto Maturana e da Francisco Varela, biologia della conoscenza, è uno degli assi strutturali dell’Ontologia del Linguaggio, una nuova forma di Coaching creata da Julio Olalla (a destra) e Rafael Echeverria (a sinistra).Echeverrìa Olalla

Gli assi teorici e pratici di una tale scuola di pensiero si rifanno a numerosi nuovi approcci scientifici, come la fisica quantistica (David Bohm e Fritjof Capra), il pensiero sistemico (Heinz von Foerster), alcune correnti filosofiche (Martin Heidegger e Edmund Husserl), la linguistica (John Langshaw Austin), certe correnti psicologicche (Costruttivismo, psicologia della Gestalt) e le nuove teorie del Change managemant e delle Learning organization (Peter Senge, Stephen Covey).  Questa nuova interpretazione della natura umana, ha fornito le basi per lo sviluppo di una diversa interpretazione della natura linguistica del nostro essere che è, appunto, il coaching antologico. Julio Olalla e Rafael Echeverrìa, lo hanno definito come “un processo che produce un cambiamento nell’anima della persona, che avviene solo quando siamo disposti a osservare, a domandare e ad essere abbastanza curiosi di cambiare ciò che siamo. “

L’ontologia del linguaggio, “ontología del lenguaje” in spagnolo, vuole offrire, quindi, una nuova interpretazione del significato di essere umano, interpretazione che rivendica il situarsi al di là dei parametri metafisici, utilizzati in passato, per spiegare il modo in cui osserviamo la vita. In tal senso, si tratta non soltanto di una proposta post-moderna ma anche di una proposta metafisica.

Vi lascio con un estratto, tradotto da me, di un testo di Echeverrìa, in cui vengono presentate diverse forme di apprendimento, inquadrate secondo il modello OAR, osservazione, azione, risultati.

“La percezione umana è interpretativa.

Quello che vedi è quello che dicono i sensi, in modo che nessuno può conoscere veramente quello che vede. L’osservatore in ogni momento sta agendo ottenendo un risultato che può essere soddisfacente o insoddisfacente, rispetto alle sue aspettative. Tutti gli esseri umani svolgono azioni quotidiane alla ricerca dei propri obiettivi, quando queste azioni producono il risultato atteso, ciò che normalmente facciamo è rafforzare il nostro sentimento di efficacia e il nostro tipo di comportamento. Tuttavia è anche vero che i risultati possono anche essere imprevisti o che, e che la stessa azione condotta in un’altra data circostanza da i risultati diversi. Quando i risultati non corrispondono agli obiettivi possiamo dire che c’è un falla nell’efficacia.

Graficamente tutto ciò può essere rappresentato come segue, nel modello OAR, Osservatore, Azione e Risultati:

Falla OAR

In altre parole.

Qualsiasi risultato che otteniamo nella nostra vita, sia a livello lavorativo che personale, si deve alle azioni che abbiamo messo in pratica. Se vogliamo capire o modificare tali risultati la cosa più importante è metterli in relazione con le azioni che li hanno generati. Molti fattori influenzano le azioni che intraprendiamo, possiamo dividerli in:

  • Fattori facilmente riconoscibili o visibili, arbitrari.
  • Fattori difficilmente riconoscibili o nascosti, non arbitrari.

Secondo questa divisione, le azioni si rifanno al tipo di osservatore che siamo e ai sistemi dei quali facciamo parte. Quando un osservatore agisce, e al farlo genera risultati, da buon osservatore quel’è, osserva i risultati che produce e li valuta. La valutazione può condurlo in diverse situazioni. Se i risultati lo soddisfano è molto possibile che continui ad agire nello stesso modo. Se, invece, i risultati non lo soddisfano, avrà molte alternative:

  • La prima è semplicemente rassegnarsi e dire: “Che ci posso fare, non c’è niente che possa fare per modificare i risultati”.
  • La seconda, che molte volte è una componente della prima, consiste nel cercare una spiegazione al risultato negativo. Questo è senz’altro un passo avanti. Disporre di una spiegazione può offrire la possibilità di correzione. Però non sempre è così. Molte volte le spiegazioni che diamo finiscono per trasformarsi in giustificazioni. Diversamente dalle spiegazioni, che tendono ad essere neutrali, le giustificazioni si caratterizzano per legittimare il risultato negativo. Una giustificazione è come un tranquillizzante. Credendo di sapere perché una cosa è accaduta, posso tranquillamente rassegnarmi e dirmi: “Con il capo/collega/strumento che ho, come potrei aspettarmi qualcosa di diverso…”, o ancora “essendo come sono che altra cosa potrei fare…”
  • La terza alternativa è quella di ci impegnano a modificare il risultato negativo. Questa opzione è l’unica che ci permette di responsabilizzarsi del nostro apprendimento. Ma anche l’apprendimento può percorrere diverse strade possibili. Secondo Chris Argyris, teorico delle organizzazioni, ci sono diverse strade:

1. Una prima modalità è quella di un apprendimento che ha come oggetto l’accrescimento del mio repertorio di azioni e quindi diretto alla scelta del miglior tipo di azione all’interno di uno stesso modello di riferimento. Solitamente è una delle forme più comuni di apprendimento e per questo viene chiamata “apprendimento di primo ordine”. In questo casi si cerca di rispondere, semplicemente, alla domanda:

“Che devo fare / smettere di fare, per ottenere un risultato diverso?”?

2. Una seconda modalità ha come oggetto il cambiamento del tipo di osservazione che sta alla base della possibilità di azione. La persona non intervenire direttamente cambiando qualcosa ma cambia se stesso, utilizzando un punto di vista diverso per poter modificare le azioni. Cambiando il tipo di osservatore che siamo possiamo accedere ad un “apprendimento di secondo ordine”. Concretamente ciò può avvenire in molti modi, tra cui, insegnando all’osservatore a discriminare la realtà diversamente, attraverso  nuove distinzioni, in modo da poter vedere in quel problema delle cose che prima non riusciva a vedere. Questa rivleazione gli permetterà di intraprendere delle azioni che fino ad allora inimmaginabili. Si tratta di una procedura standard nella pratica del Coaching Ontologico, non molto diversa dal tipo di apprendimento che si può avere quando impariamo ad utilizzare un nuovo software, o quando ci viene insegnato un nuovo gioco. Ma attenzione, l’apprendimento di secondo ordine può anche essere molto superficiale, se non impersonale e alienante. Tutti noi, ad esempio, abbiamo sperimentato un apprendimento di questo tipo andando a scuola, luogo di indottrinamento per antonomasia. Le distinzioni che ci sono state insegnate ci hanno permesso di vedere le cose rispetto a degli standard, a delle verità oggettive, spesso molto differenti dal fantastico mondo soggettivo dell’infanzia.

3. Tuttavia, nel centro del nostro essere osservatore c’è un nucleo duro, generalmente molto profondo e stabile. E’ composto da diversi elementi (distinzioni, giudizi, emozioni, atteggiamenti, ecc.) che definiscono un particolare modo di stare-al-mondo. Un modo particolare di adattarsi alla vita, un modo particolare di dare senso a ciò che accade intorno a noi e dal quale derivano poi i nostri modelli stabili di comportamento. In questo nucleo duro si trova quella che noi chiamiamo l’anima umana, ossia, questo modo particolare di essere che caratterizza ogni individuo e che portiamo con noi in ogni momento. In quello stesso punto risiede quello che si è soliti chiamare coerenza. Quando l’apprendimento penetra nel nucleo duro dell’osservatore siamo di fronte ad una nuova modalità di apprendimento. Questo apprendimento di terzo ordine è chiamato anche “trasformazionale”, “trasformativo” o “generativo”, proprio perché implica la trasformazione delle coordinate stabili e abituali dell’osservatore. Modificare questo nucleo duro, modificare la struttura della nostra coerenza, toccare e aiutare a cambiare l’anima di un altro essere umano è l’obiettivo ultimo e che racchiude le possibilità del Coaching Ontologico.

Ordini OAR

Riassumendo i te tipi di apprendimento, abbiamo:

  1. L’apprendimento di primo ordine è quello che si ottiene quando otteniamo dei risultati cambiando le nostre azioni. Ci sono altre volte, invece, che per quanto cambiamo le nostre azioni non riusciamo mai a raggiungere i nostri obiettivi. In questi casi dobbiamo andare più in profondità e dobbiamo osservare e analizzare come stiamo interpretando la situazione problematica, analizzare come stiamo vedendo il problema e come stiamo vedendo noi stessi in quella situazione.
  2. L’apprendimento di secondo ordine è quello che si ottiene quando otteniamo dei risultati cambiamo il nostro punto di vista, quando cambiamo le nostre interpretazioni del mondo. In questo modo si accede a nuovi tipi di azioni, ampliando le nostre capacità di agire e di raggiungere i nostri obiettivi. In altri casi, è necessario spingersi molto oltre e rivedere le proprie convinzioni, valori e modelli mentali.
  3. L’apprendimento di terzo ordine o “apprendimento trasformativo” è quello che si ottiene quando cambiamo i nostri punti di riferimento, le coordinate stabili e normali dell’osservatore, le sue distinzioni, i suoi giudizi, le sue emozioni, le sue posizioni, ecc. L’apprendimento, in questo caso, diviene una vera e propria trasformazione personale, perché sono circostanze in cui viene messo in relazione l’Essere con il Fare, lo sviluppo personale con l’efficacia professionale.

L’intervento del coaching, tuttavia, non sempre deve arrivare a facilitare degli apprendimenti di terzo ordine. Molte volte i problemi che il Coach deve affrontare possono essere risolti senza la necessità di andare così lontano. Altre volte, lo stesso Coach limita la portata del suo intervento per vari motivi. Altre volte ancora, è il Coachee che fissa questi limiti. Però, almeno teoricamente, un intervento completo potrebbe essere un obiettivo possibile e molte volte necessario. Nessuna altra forma di Coaching, ad eccezione del Coaching Ontologico, ha la capacità di arrivare così lontano.

“Ma è tutto qui il lavoro di Coaching Ontologico?”

Assolutamente no. Come già detto in precedenza, arrivare a modificare l’osservatore, nei suoi diversi livelli di profondità, solitamente è solo un primo passo, per riuscire a stabilizzare questa stessa trasformazione. Inoltre il Coach ontologico spesso sa che un cambiamento nell’osservatore preannuncia il desiderio di un altro cambiamento, molto più grande: la trasformazione del sistema. Il Coach sa bene che se non cambia il sistema, molto probabilmente, il cambiamento raggiunto a livello dell’osservatore, potrà retrocedere se non addirittura sparire nel nulla. Il sistema, infatti, può forzare il ritorno degli stessi comportamenti che cercava di modificare. Questo è, del resto, il destino di molti programmi di formazione nelle aziende. I cambiamenti introdotti a livello dell’osservatore, durano una o due settimane e poi tutto torna al normale vecchio funzionamento. 

Bibliografia: Weston, 15 settembre 2003. / Rafael Echeverria, Ph.D.:

Salva

Annunci

Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
Questa voce è stata pubblicata in Da Esportare, Technics and methods e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...