Gennaio

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Buon anno a tutti e a tutte!! Dopo il mese di Settembre eccoci arrivati a Gennaio.

Arrivati? Ma come, se è vero che da questo mese si inizia, si dovrebbe dire partiti? D’altronde quando Numa Pompilio, intorno alla seconda metà del 700 a.c., aggiunse questo mese al calendario per rendere l’anno uguale a quello solare, si ispirò a Giano (latino: Ianus), il dio degli inizi, materiali e immateriali, il dio della porta, colui che può guardare sia all’interno che all’esterno. Questa divinità, tra le più antiche e importanti della religione romana, latina e italica, mi fa pensare a Eleguà, una delle divinità più rispettate nella religione Yoruba, colui che apre e chiude le porte. Sia Giano che Eleguà sono figure duplici, ambivalenti, nel senso che possono essere agite da due lati (amb-agere), e quindi possiedono più sensi di lettura.Giano Elegua

  • Ianus è “bifrons”, ossia bifronte, può guardare quindi sia al passato che al futuro, ed è anche “Cerus”, ossia creatore, colui che plasma e governa ogni cosa. In tal senso Giano mi fa venire in mente il cambiamento di prospettiva che da il tempo. A tal proposito consiglio vivamente la lettura della simpatica storiella del contadino cinese a cui scappò il cavallo dalla stalla.
  • Eleguà “abre el camino”, ossia detiene le chiavi del destino degli uomini, liberando la strada dalle erbacce con il suo bastone a uncino, “garabato”, ed è anche un provocatore che lancia messaggi ambigui con il suo cappello per metà nero e per metà rosso: fa dividere le persone fra quelli convinti di averlo visto rosso piuttosto che nero. In tal senso mi fa venire in mente l’incredibile potenza della capacità narrativa dell’uomo, uno strumento in grado di trasformare e creare la realtà.

Ma insomma com’è iniziato quest’anno, bene  o male?

Dopo questa introduzione mi risulta impossibile rispondere. Non so più se quello che accade è una disgrazia o una fortuna. Il cappello è rosso o nero? Come sarà quella sera di capodanno rivista in un altro momento o da un altro punto di vista? L’unica risposta è forse quella di scriverla seguendo come me la sono raccontata.  Ecco, solo ora mi sento pronto a darvi la mia versione di questo capodanno 2016.

Alle ore 23:57 ero in macchina con la mia compagna. Guidavo per le vie di Milano diretto alla Fabbrica del Vapore, non sapendo se saremmo arrivati in tempo per il brindisi. La festa, neanche a farlo a posta, si intitolava “La fabbrica del dialogo”. Alle 23:58 eravamo in viale Certosa, alla radio Caparezza in concerto a Milano, iniziava il conto alla rovescia in gemellaggio con il concerto del Circo Massimo di Roma. Alle 23:59 abbiamo deciso di parcheggiare, siamo scesi dalla macchina e alle 00:00, che poi forse erano le 00:03, abbiamo stappato la bottiglia di Spumante che ci eravamo portati da casa, per versarlo in due magnifici flûtes di plastica. In cielo i fuochi d’artificio della città, quelli più grandi delle piazze limitrofe e quelli più piccoli dei singoli cittadini. Affianco a noi, pochi metri più avanti, una famiglia di filippini, forse cingalesi, più probabilmente sud americani, utilizzavano le rotaie del tram come piazza d’armi. Sguardi, baci, abbracci, brindisi, commozione, silenzio, parole, freddo, abbracci, brindisi, sguardi, silenzio… Si riparte dal 2016, in macchina. Arriviamo alla Fabbrica del Vapore, il posto è grande e ospita più feste. Quella del Dialogo è carina, italo-africana, ma qualcosa ci spinge a fare un giro. Approdiamo ad una festa privata, 30€ incluso concerto, consumazione e buttafuori. Facciamo gli auguri al buttafuori e andiamo oltre. Un primo piano è illuminato e popolato, c’è una porta con delle scale, saliamo e una delle due porte tagliafuoco è aperta. Entriamo, persone, sedute a piccoli gruppi. Ci presentiamo come imbucati curiosi e loro come dipendenti di una casa di produzione audiovisiva. Cercando su internet, ora, non ho ancora capito se siamo stati alla showbiz, alla produzionevideomilano, allo Studio Azzurro, alla Super8milano, tutte aziende audiovideo che sembrano risiedere in via Procaccini 4, BINGO!

Com’è andata? Io sono stato bene perché è stata una serata “presa” così come veniva e, a raccontarla ora colgo tante perle. Il viaggio verso il domani con la mia compagna, il gemellaggio Roma-Milano, l’atmosfera festosa tra la gente, l’esplorazione giocosa, le aziende audiovideo, ecc. Potrebbe essere questo il messaggio di Gennaio, lasciare che le cose vengano come vengano. Lasciare il controllo quando mi rendo conto che non posso cambiare né gli altri né gli eventi, e posso solo cambiare il mio modo di percepire. Sperimentarsi nel presente, consapevoli del passato e della futuro, di chi siamo e di cosa vogliamo. No stress, please, take it easy! Questo non significa non progettare nulla, in fin dei conti noi avevamo programmato di andare alla festa, ma abbiamo lasciato le porte aperte al presente, senza affannarci per rispettare il planning. A livello professionale, invece, potrebbe tradursi nel saper aggiornare i propri sforzi per raggiungere il risultato, dando prova di flessibilità e capacità di interrompere un comportamento divenuto sterile. Che ne dite? Vi convince l’abduzione? A me, per ora, la storia che mi sto raccontando sembra geniale, magari la posso far continuare proponendomi in alcune di quelle aziende audiovisive. Me la sto raccontando? Sarà lo champagne? Vedremo…

In ogni modo buon anno a tutti e a tutte e che Ianus ed Eleguà siano con voi….

capodanno 123Fiochi albori rasentano la strada,

rigido è il biancospino ai tetti ameni

delle ville deserte, un’eco solo

della lor vita rompono i latrati

la pace della notte: ecco, una lampada,

che nessuno ha sospeso, arde, scintilla

a un ignoto balcone.

E dai palazzi strascica nel lume

di luna una lontana

brigata, un soffio di scirocco porta

rumore di fontane

da una valle scoscesa tra gli ulivi.

Frammenti di bei giorni illuminati

e di prati portati via dal vento

risorgono indecisi. Sarà giorno…

Altre luci più rosa già al crepuscolo

son prossime, a me care

anime nel fruscio

degli alberi sorridono in segreto.

Gennaio, A. Parronchi

PS
Un ultima considerazione la dedico all’ormai passato 2015. Mi sarebbe piaciuto trovare dei dati su internet per scrivere un bilancio dell’anno ma non ho trovato nulla di pre-lavorato. E’ strano ma la comunicazione di massa, sempre attenta a proporre una tragedia dopo l’altra, sembra avere delle difficoltà ad offrire una visione d’insieme sulla situazione del pianeta. Sarebbe cosa gradita se qualcuno di voi trovasse un link con un resoconto globale per l’anno 2015, o anche sugli anni addietro… Per ora immagino una storia su un complotto mediatico per l’assuefazione delle masse attraverso un continuo diversivo di notizie nuove, studiato appositamente per non arrivare mai al dunque. Ovviamente in questa storia i dati che cerco sono scomodi, come succede con la pubblicazione delle percentuali sui tassi nazionali di suicidio. E’ per questo che dicono che gli svedesi si suicidano di più, perché sono gli unici a pubblicarle….
To be continued
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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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2 risposte a Gennaio

  1. eduardo ha detto:

    Intanto buon anno e naturalmente non posso raccontarto una serata come la tua. L’abduzione funziona certamente perchè, in primo luogo a livello dirigenziale, ma non solo, se la si intende come regolazione ed adattamento degli sforzi, cambiamento del percorso per eliminare ostacoli anche temporanei….l’importante nel campo lavorativo dovrebbe essere, però, il perseguire e raggiungere l’obiettivo. A meno che non si tratti di una attività esercitata in proprio nella quale si può, anche in corsa, modificare l’obiettivo. Che ne pensi? Salutami la tua simpatica compagna ( se è sempre quella cheho conosciuto) ciao aldo

    • marhhaba ha detto:

      Ciao Aldo e buon anno anche a te! Concordo pienamente, io ho utilizzato il termine risultato, tu obiettivo e credo proprio che intendiamo la stessa cosa, saper cambiare percorso per arrivare allo stesso punto. Anche quando parli della maggiore facilità di cambiare in corsa sono d’accordo in linea generale, tuttavia, rispetto a questo articolo, credo che l’abduzione che fai sia diversa. Sforzandomi comunque di seguire la tua distinzione, sul lavoro in proprio, e rimanendo nella logica dell’articolo, di cambiare percorso e mantenere l’obiettivo, mi viene in mente come il cambiare in corsa possa divenire un’arma a doppio taglio. Se da un lato, infatti, impedisce il fallimento dall’altro lo dichiara, proprio perché rinuncia all’obiettivo che si era dato. Forse quell’obiettivo non era più realistico o forse non si ha avuto la serenità per accettare cosa sarebbe successo. Che ne pensi? Anche lei (è sempre lei) ti saluta!

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