Psicologia e Dharma

Oggi vi parlo di una piacevole incontro, quello tra psicologia e Dharma. Psicologia dharma

Il termine Psicologia non ha bisogno di presentazioni mentre il Dharma, non appartenendo alla cultura europea, merita un approfondimento. Per chi non lo conoscesse, è un termine usato nella maggior parte delle filosofie religiose o religioni di origine indiana (Buddhismo, InduismoGianismo e Sikhismo), per definire la realtà, come concetto filosofico. Il termine Dharma deriva dalla radice sanscrita dhṛ traducibile in italiano come “fornire una base”, ovvero come “fondamento della realtà”, che nell’accezione più prescrittiva può tradursi anche come “verità”, “obbligo morale”, “giusto”, insomma ciò che definisce “come le cose sono” o “come le cose dovrebbero essere”.

L’idea di questo articolo mi è venuta recentemente, durante uno studio fatto sulla meditazione Samatha e Vipassana. Saltando da un argomento all’altro mi sono fatto prendere, come spesso mi succede, dal cuore pazzo della scimmia e dalla mente del cavallo in corsa. Riprendendo il contatto con la realtà, calmando il respiro, ho riflettuto sul fatto che già da tempo esistono alcune pratiche psicologiche basate nei principi diffusi dal Buddha Siddharta Gautama. Il buddismo tuttavia rimane una religione e il punto di contatto con un tipo di psicologia sta nella condivisione di alcune basi filosofiche ed epistemiologiche. Vediamone alcune.

Cartesio Buddha HumeUn esempio è costituito dal concetto di realtà che, nella filosofia classica occidentale, è diviso tra quello di “esistenza” e di “essenza”, ossia inteso dal punto di vista della conoscenza razionale o della conoscenza attraverso l’esperienza. Per chi volesse approfondire, gli approcci di riferimento sono il Razionalismo e l’Empirismo, e le figure di spicco rispettivamente Cartesio e Hume. Nella filosofia orientale c’è molta meno divisione, sia concettuale che ideologica, in quanto la ragione e l’esperienza  sono concetti interdipendenti che nono possono essere immaginati in modo separato. Un’altra differenza con le filosofie occidentali è la loro lampante semplicità che si contrappone ai cervellotici ragionamenti nostrani. Un esempio tra tutti:

Non si può ragionare del nulla, senza uno stimolo esterno, e allo stesso tempo lo stimolo non esiste di per sè, senza una percezione dello stesso.

Skandha Una frase è in grado di mettere in ginocchio secoli di ragionamento. Tradotta in occidentalese, possiamo dire che nel buddismo, tutti i fenomeni condizionati sono vuoti e impermanenti, ossia non possiedono una essenza di per sé, perché la realtà percepita è un fenomeno condizionato, che può presentarsi davanti a noi solo attraverso l’unione mente/materia o  Nama/Rupa. Ogni oggetto mentale presente nella nostra coscienza dipenderà, non solo dall’oggetto stesso ma dalla rappresentazione che abbiamo di lui. In questo senso, non è sbagliato sostenere che ogni persona percepisce la realtà in forma diversa. Questo è ciò che il buddismo chiama “carattere illusorio” della realtà.

Ciò che esiste è quindi formato da cinque aggregati, o Skandhas, che sono incontri tra il percipiente e il percepito:

  1. Corpo e  Forma (rūpa): è la materia e l’immagine della materia, como un serpente nel vuoto.
  2. Sentimenti e sensazioni (vedanā): è l’informazione pura, sono i dati ricevuti attraverso i cinque sensi e elaborati dalla mente. Possono essere gradevoli, sgradevoli o neutri, come uni differenti livelli di calore.
  3. Percezione e memoria (in sanscrito sangñā, in pāḷi saññā):  è la registrazione di sentimenti e sensazioni che diviene significato oggettivo, come l’idea che ci si fa di una cosa dopo averne fatto esperienza. Saper riconoscere un serpente piuttosto che un fornello.
  4. Stati mentali (in sanscrito samskāra, in pāḷi sankhāra): è la reazione a ciò che si percepisce, è il significato soggettivo di una determinata esperienza o di un oggetto conosciuto, come l’associazione del serprente al pericolo, al veleno, al panico.
  5. Coscienza (in sanscrito vigñāna, in pāḷi viññāna):  è un atto di attenzione o di risposta della mente in cui la conoscenza di quella realtà diventa consapevole. Rendersi conto, sentrisi presente, fare attenzione in quel momento a qualcosa che appare, scompare, cambia e risorge da un istante all’altro. Mi rendo conto che sono al buio e sento un serpente e sono consapevole che ho paura.  Accendo la luce e mi rendo conto che il serpente è una corda e mi accorgo che non ho più paura.

Come avrete notato, ci sono vari esempi lampanti di affinità epistemiologica tra i concetti del Dharma e quelli della Psicologia, ognuno di voi avrà fatto le sue associazioni. A me per esempio, rispetto al concetto di vigñāna mi è venuto subito in mente il concetto di awareness di Fritz Perls.

Bene, finisce qui questo primo gemellaggio, sento che non sarà l’ultimo…

Alla prossima.

 

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Informazioni su marhhaba

Sono uno psicologo, gestaltista e art counselor, mi occupo principalmente di formazione, sviluppo e comunicazione personale, di gruppo e collettiva, attraverso i metodi della psicologia umanista e dell'educazione attiva. Il mio lavoro è intimo, intermittente e internazionale e ha come obiettivo principale far dialogare le relazioni di tipo mentale, con quelle emotive e fisiche che de-finiscono il nostro essere al mondo. Il risultato è riuscire a ri-vedere le cose in maniera più utile e autentica, e quindi sana. Soy un psicólogo, gestaltista y consultor expresivo. Me ocupo principalmente de formación, desarrollo y comunicación personal, grupal y colectiva, a través de los métodos de la psicología humanista y de la educación activa. Mi trabajo es íntimo, intermitente e internacional y tiene como principal objetivo crear relaciones de diálogo entre lo mental, lo emocional y el corporal, triangulación que de-fine nuestro ser en el mundo. El resultado es la posibilidad de volver a ver las cosas de una manera más útil y auténtica, y por lo tanto saludable. Je suis un psychologue, gestaltiste et conseiller expressif, je m'occupe principalement de la formation, du développement et de la communication personnelle, de groupe et collective, à travers des méthodes de la psychologie et de la éducation active. Mon travail est intime, intermittente et international et a pour objectif principal de créer des relations de dialogue entre le mental, l'émotionnel et le physique, éléments qui de-finissent notre être dans le monde. Le résultat est d'être en mesure de re-voir les choses d'une manière plus utile et authentique, et donc saine.
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